Finanziaria e diritto d'autore, è allarme.
da: Punto Informatico
Roma- Sale alla ribalta in rete una modifica imprevista
e poco nota, quella all'articolo 65 della legge sul diritto d'autore.
Una modifica che può cambiare anche la vita dei siti?
Il primo segnale che qualcosa di imprevisto sul diritto
d'autore fosse stato posto nella Finanziaria è arrivato
da un lettore del blog Wittgenstein che in un post spiega come l'articolo 32 del collegato alla Finanziaria
cambia le carte in tavola per quanto riguarda
articoli di riviste o giornali.
L'articolo si riferisce alla normativa
sul diritto d'autore e recita:
"1. All'articolo 65 della legge 22 aprile 1941, n. 633,
dopo il comma 1, è aggiunto il seguente:
I soggetti che realizzano, con qualsiasi mezzo,
la riproduzione totale o parziale di articoli di riviste o giornali,
devono corrispondere un compenso agli editori
per le opere da cui i suddetti articoli sono tratti.
La misura di tale compenso e le modalità di riscossione
sono determinate sulla base di accordi tra i soggetti
di cui al periodo precedente e le associazioni
delle categorie interessate.
Sono escluse dalla corresponsione del compenso
le amministrazioni pubbliche di cui al comma 2
dell'articolo 1 del decreto legislativo
3 febbraio 1993, n. 29.
l'attuale articolo 65 recita qualcosa di ben diverso:
1. Gli articoli di attualità di carattere economico,
politico o religioso, pubblicati nelle riviste o nei giornali,
oppure radiodiffusi o messi a disposizione del pubblico,
e gli altri materiali dello stesso carattere
possono essere liberamente riprodotti o comunicati al pubblico
in altre riviste o giornali, anche radiotelevisivi,
se la riproduzione o l'utilizzazione non è stata espressamente
riservata, purché si indichino
la fonte da cui sono tratti, la data e il nome dell'autore,
se riportato.
All'apparenza, dunque, si tratta
di una modifica sostanziale che potrebbe riguardare
moltissime diverse attività.
Come scrive il lettore che ha "scoperto" la novità:
"È vero che alcuni giornali ripubblicano
articoli altrui ma, laddove altrui abbia da ridire,
esiste già una tutela normativa, no?
A che serve questo articolo? Non capisco.
È un semplice rimpiazzo della versione
che chiamava rassegne stampa quello che qui è detto
articoli di riviste o giornali? O serve per internet?"
Daniele Minotti, giurista esperto di cose della rete,
nel suo blog getta acqua sul fuoco:
"(...) nella forma non cambia molto. Nel senso che
i limiti alla riproduzione rimangono, ma per riprodurre
(ove consentito) occorre pagare. Il che, però, frustra
lo spirito dell'art. 65 che, pur con determinati limiti,
è quello della diffusione e dell'elaborazione del sapere
mediante citazione.
Detto ciò, mi sembra che Internet, di per sé,
non possa essere classificata come rivista o giornale.
I blogger, dunque, abbandonino subito eventuali
sogni di ricchezza".
o ad un blogger che voglia riprodurre sul proprio
sito un articolo di giornale per nessun altro proposito
che la condivisione dell'informazione e della conoscenza.
I candidati sindaco del centrosinistra a Lecce. Il Gioco della Poltrona.
Il prossimo 17 settembre i cittadini leccesi che lo vorranno, saranno chiamati a esprimere la propria preferenza per decidere quale sarà il candidato sindaco del centrosinistra alle elezioni amministrative della primavera successiva.
I cittadini leccesi intervistati vivono le primarie come un simpatico giochino interattivo, che a settembre verrà ripetuto per la terza volta nel giro di un anno e mezzo e, come per qualsiasi reality show di grido, la curiosità si appresta a divenire abitudine.
Una buona abitudine all'esercizio democratico, stando alle dichiarazioni dei cittadini quanto a quelle degli stessi candidati.
Gli aspiranti sindaci del centrosinistra in lizza sono cinque: Loredana Capone, vicepresidente della Provincia di Lecce, presentata dalla Margherita; Antonio Rotundo per i Democratici di sinistra; Piero Manni, consigliere regionale presentatosi in modo autonomo dal suo partito, Rifondazione comunista; Beppe D'Ercole, assicuratore e presidente dell'associazione "Vivere Lecce", candidato da Italia dei valori; Giampiero Corvaglia, imprenditore nel settore ambientale e candidato autonomo della Margherita. La lista contava un ulteriore candidato, l'avvocato Fabio Valenti, poi ritiratosi lamentando il numero eccessivo di partecipanti alle primarie che riduceva tutto ad una "conta tra partiti".
Proprio il significato delle primarie è il primo argomento di riflessione da parte dei candidati: si dice che Stefano Salvemini, l'ultimo compianto sindaco di sinistra, abbia lasciato un vuoto di carisma e di attrattiva nei confronti di un elettorato destrorso per tradizione, e ora l'opposizione è in cerca di una chiara identità o almeno di un leader.
I candidati si esercitano dunque in virtù cavalleresche inneggiando al progetto comune dell'Unione, ottenuto dal dialogo e dalla concertazione, nel rispetto delle esigenze caratteristiche di ogni partito e incontro agli elettori, che disporranno di un più ampio ventaglio di proposte, che neanche al supermercato.
Fuori dal coro il solo Piero Manni, che dichiara: "Non è che sia favorevole alle primarie, le considero un surrogato per la leadership, qualcosa che salta il confronto interno dei partiti."
Tutti concludono, però, con la sicurezza che alle urne il centrosinistra arriverà compatto.
Cavalleria a parte, qualcuno sta già attaccando battaglia contro tutti, ma sempre con il fioretto: è il caso di Antonio Rotundo, che a proposito di giochi interattivi, ci presenta il suo progetto per Lecce, avviato da una convinta campagna mediatica, la "Buona Azione" e l'allestimento del sito internet (www.rotundosindaco.it).
"Da un lato raccogliamo le priorità, le indicazioni e le proposte, ma dall'altro capovolgiamo radicalmente la vecchia impostazione del legame tra cittadino e rappresentante: ogni cittadino è azionista della propria città, diventa proprietario della stessa, che quindi gli appartiene e proprio per questo deve prendersene cura, partecipando attivamente alla gestione e diventando protagonista.
Ogni giorno per quattro ore raccogliamo e distribuiamo le "azioni" in diversi punti della città: questo ai cittadini sta davvero a cuore e tutti dimostrano attenzione per l'iniziativa, anche gli anziani, che ho visto con piacere compilare in piedi e discutere a lungo dei problemi."
Beppe D'Ercole ribadisce questo concetto spostandolo ad assunto del suo mandato, che in sincerità giudica "fantapolitico": "Lavorerei utilizzando il sistema del dialogo, della comunione di idee e interessi di tutti, cercherei d'impostare l'amministrazione comunale in un sistema di relazioni con la cittadinanza differente da quello che è stato finora, creerei un inedito dialogo con i cittadini in base al quale decidere insieme prima di cominciare qualsiasi attività che dovesse comportare modifiche sostanziali o fastidi, restando ferma la podestà decisionale del sindaco: questo non è assemblearismo o associazionismo."
Il primo affondo degli alleati dell'Unione riguarda dunque l'amministrazione uscente e Loredana Capone è lapidaria: " Si può fare molto, proprio molto di più per Lecce."
Focalizzando l'attenzione su Adriana Poli Bortone, Piero Manni si è esposto per primo sfilandosi i guanti di piombo che finora venivano utilizzati nel tracciare un bilancio non autorizzato della sua gestione decennale, tratteggiando una catastrofe della democrazia, nonostante la consapevolezza di potersela ritrovare come avversaria, dovesse scavalcare la garanzia del secondo mandato e se l'editore sopravvivesse alle primarie: "Sarebbe una grande concorrente, agguerritissima, che ha dato un apporto sostanziale alla città e ha creato un grande feeling con la cittadinanza. Si tratta senza dubbio di una grande personalità, ma l'Unione non cerca di fare sistema o di guadagnare consensi su clientelismo e interessi, cerca anzi di reggersi sulle proprie idee."
Ancora D'Ercole, con ironia, esorcizza l'eventualità del Poli-ter: "Non può. L'attuale governo non ha in agenda modifiche alle regole esistenti almeno per i prossimi due anni. Per me, poi, è una questione di democrazia, perché il motivo per cui furono imposti i due mandati è la legge 81 del 25/3/1993, primo firmatario Giorgio De Giuseppe, leccese e persona degna. Fu un tampone per tangentopoli, una garanzia contro le lobby. Il 30 giugno scorso la Corte di Cassazione ha ribadito questo concetto al sindaco di Castelbottaccio, in provincia di Campobasso, che si è presentato per la terza volta. Nel 1776 gli americani volevano un re a tempo e non sapevano come fare, ma poi si inventarono la figura presidenziale a scadenza: prendiamo esempio da una democrazia che dura da trecento anni!"
I candidati individuano infine il più importante punto d'intervento sull'agenda del futuro sindaco, chiarendo perché votare per un candidato piuttosto che per un altro.
Corvaglia: "Il progetto che ho in testa ha cinque punti cardine: rivedere la municipalizzazione dei servizi, l'informatizzazione dell'amministrazione, l'occupazione, l'edilizia, la mobilità."
Rotundo: "Io vedo i giovani come la forza propulsiva del cambiamento radicale di cui sopra."
Capone: "Migliorare la qualità della vita dei cittadini leccesi incentivando il trasporto pubblico, i parcheggi di scambio e incrementando quelli tradizionali. E poi i servizi, soprattutto nelle periferie, per le categorie deboli. I leccesi mi dovrebbero votare perché sono una donna che realizza gli impegni assunti."
Manni: "La città è stata governata questi anni con un modello di sviluppo ineguale, ci si è preoccupati solo di certi luoghi, di certi temi, di certi problemi trascurandone e a danno di altri.
La mia idea centrale per Lecce è quella di invertire tale tendenza e far sì che ci sia uno sviluppo eguale per tutto il territorio urbano: il problema del traffico, ad esempio, non si risolve senza il decentramento di servizi amministrativi e commerciali che sgravino la pressione antropica dal centro. Con incentivi quali l'esenzione dall'Ici, tutti i quartieri avranno servizi essenziali e un trasporto pubblico ottimizzato per collegare le periferie tra loro e con il centro. Articolati con questo discorso i servizi e le case agli studenti, che sono una risorsa dalla quale non possiamo solo prendere. Il mio impegno si profonderà per le politiche del lavoro, cui la mia parte politica è tradizionalmente attenta. Capisco che un'amministrazione comunale non può risolvere il problema assumendo direttamente, ma può avviare una serie di iniziative che promuovano il lavoro."
D'Ercole: "Non abbiamo il petrolio, dunque la risorsa è il turismo, certo non quello "monicellare", che porta i turisti dalle marine con le piogge e con il panino già pronto. Lecce è ora visitabile massimo in un giorno: come sarebbe se si lasciasse da parte il fondo "acchiatura", quello che porta i soldi strettamente necessari a piccoli interventi, per progetti che amplierebbero la cultura leccese? Penso alle visite sotterranee dell'anfiteatro o alla farcitura del nostro grande castello: quanto costerebbe attrezzare una sala d'armi? Da vent'anni la mia associazione si batte per temi cui tutti gli altri approdano solo ora. Sono stato il primo, lotterò dall'interno."
Sull'informazione.
L'ultimo scandalo, nomi, accuse:
da tgcom.mediaset.it, 20 giugno 2006:
"L'ex presidente della Regione Puglia Raffaele Fitto (Fi) è tra i destinatari (insieme all'imprenditore Angelucci) del provvedimento cautelare emesso dalla magistratura barese nell'inchiesta sul presunto illecito affidamento al consorzio San Raffaele di un appalto da 198 milioni di euro. Il provvedimento per Fitto non è esecutivo perché è stato eletto in Parlamento e quindi serve l'autorizzazione della Camera.
A Montecitorio, militari della Guardia di Finanza hanno perciò depositato la richiesta di autorizzazione a procedere all'arresto e il provvedimento cautelare firmati dal gip del Tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis. L'inchiesta si avvale di numerosissime intercettazioni telefoniche e del sequestro di vari documenti.
L'inchiesta ha preso in esame il presunto illecito affidamento al consorzio San Raffaele di Roma dell'appalto da 198 milioni di euro per la gestione di undici Residenze sanitarie assistite (Rsa). Per l'affidamento dell'appalto, secondo l'accusa, sarebbe stata versata una tangente da 500mila euro al movimento politico creato da Fitto per le regionali dell'aprile 2005, "La Puglia prima di tutto"; dalla consultazione regionale il governatore uscì sconfitto, con circa 14 mila voti di scarto in favore del candidato del centrosinistra Nichi Vendola.
Agli arresti domiciliari è finito anche l'imprenditore romano Giampaolo Angelucci, di 35 anni, presidente della Fondazione San Raffaele e consigliere della Finanziaria Tosinvest. Angelucci, considerato uno dei principali imprenditori della sanità italiana e amministratore di fatto, secondo i pm, di numerose imprese Tosinvest. Sarebbe stato lui ad aver corrisposto, in diverse tranche, la presunta tangente. Per il reato di corruzione, è stato posto agli arresti domiciliari l'imprenditore televisivo salentino Paolo Pagliaro, proprietario dell'emittente Telerama.
Beni immobili, quote societarie, autoveicoli e conti correnti bancari per un valore stimato in 55 milioni di euro sono stati sottoposti a sequestro preventivo dalla Guardia di Finanza di Bari. Si tratta di beni dell'imprenditore Angelucci, dell'ex presidente della Regione Puglia Fitto, e di quattro società del gruppo Tosinvest (della famiglia Angelucci). Il sequestro ha valore anche nei confronti di Fitto, pur essendo questi un deputato, poiché il gip che ha disposto la misura cautelare reale, Giuseppe De Benedictis, ha ritenuto che nei confronti dei parlamentari si può procedere al sequestro di beni senza che sia necessaria l'autorizzazione a procedere della Camera di appartenenza.
Tra le 20 persone indagate a piede libero dalla Procura di Bari figura anche l'arcivescovo di Lecce, Cosmo Francesco Ruppi. Il prelato, secondo quanto trapela da fonti investigative, è accusato di corruzione. Tra gli altri 19 indagati a piede libero ci sono i vertici della Seap (la società che gestisce gli aeroporti pugliesi): l'amministratore unico, Domenico Di Paola, barese di 58 anni, il direttore generale Marco Franchini, di 49, originario di Verona, e Patrizio Summa, di 39, direttore amministrativo. Compaiono poi amministratori di società del gruppo Tosinvest: Vittorio Cavallari, di 67, di Ancona, presidente del Cda Multires srl; Sergio De Benedetti, di 62, di Roma, amministratore unico della società Santa Lucia 2000 srl; Arnaldo Rossi, romano di 65 anni, amministratore unico della Tosinvest servizi srl e presidente del Cda della cooperativa editoriale Libero; e Carlo Trivelli, romano di 54, amministratore unico della Giada srl, Tgs 2004 srl e Tosinvest investimenti srl; Sono inoltre indagati il commercialista leccese Aurelio Filippi Filippi, di 61, tesoriere del movimento La Puglia prima di tutto; l'ex consigliere dell'Udeur alla Regione Puglia, Leonardo Maffione, imprenditore di 60, di Barletta (Bari); Mario Morlacco, di 58, di Lucera (Foggia), direttore generale dell'Ares; Giuseppe Maria Cavallo, di 64, di Ostuni (Brindisi); Adelmo Gaetani, di 59, di Melendugno (Lecce); Loris Lombardini, di 57, imprenditore originario di Sant'Arcangelo di Romagna; e persone delle quali non si è appresa l'età né l'incarico ricoperto: Giovanni Molinari, Roberto Pagnotta, Francesco Carrozzini, Francesco Galasso, Giancarlo Salomone ed Enzo Selvaggio.
Secondo l'accusa, otto società del gruppo Tosinvest avrebbero compiuto "fittiziamente" tre bonifici per 100.000 euro sul conto corrente della segreteria nazionale dell'Udc. Altri tre bonifici per altri 100.000 euro sarebbero stati trovati sul conto corrente della segreteria regionale calabrese del partito. Secondo l'accusa, si tratterebbero di "somme in realtà destinate "ab origine" alla lista "La Puglia prima di tutto" e da quest'ultima percepite durante la campagna elettorale". Sia i 200.000 euro provenienti dai due conti dell'Udc sia altri 300.000 euro provenienti direttamente da conti bancari delle società del gruppo Tosinvest, secondo gli investigatori, sarebbero poi finiti a mezzo di bonifici sul conto corrente bancario della lista. Sui bonifici vi era la dicitura "confidential".
Garanzia di libertà in Italia significa anche non ritenere colpevole nessuno finché la giustizia non avrà fatto il suo corso, questo il motivo per cui sul post non trova spazio unicamente l'immagine che sta qui sotto, che vede attesi sul miglio verde il re ed il baronetto. Troppo scontato e facile sarebbe stato lasciare spazio alla sola immagine. Sparare alla croce rossa, tanto più che nella categorria "Piccola Bottega degli Orrori" si trova parecchio sul conto di fitto, compresa la vicenda de Matteis (www.linodematteis.it)
Dai fatti del 20 giugno 2006 scaturiscono però due dolorose riflessioni sull'informazione: abbiamo visto implicati nello scandalo Paolo Pagliaro di TeleRama, Adelmo Gaetani, redattore capo del Nuovo Quotidiano di Lecce e perfino Arnaldo Rossi di Libero.
Chi si interessa di giornalismo non può aver perso la puntata sul "finanziamento quotidiano" di Report (qui il link per la sola visione della puntata, della quale è scaricabile gratuitamente solo il testo integralehttp://www.media.rai.it/mpmedia/0,,report^3821,00.html): dall'inchiesta un dato emerge chiaro, che l'espressione di garanzia di libertà dello stato, cioè l'informazione, non è libera.
Se non è così a livello nazionale, è difficile credere che l'informazione leccese non possa prostituirsi.
La seconda riflessione scaturisce da una questione di metodo: anche questo scandalo, così come per il calcio, così come per la vicenda del casinò di Campione (qui una sintesi valida http://www.kataweb.it/spec/home_speciale.jsp?ids=1596148), proviene dalle intercettazioni telefoniche. Non apro una discussione su quanto sia giusto o meno utilizzare questo metodo d'indagine, visto che a questo punto tutti, da Moggi a Fitto, avrebbero fatto meglio ad aprire un blog o un forum privato, data la scarsa attenzione verso l'inflazionata presenza di questi supporti in rete, ma non mi spiego come le intercettazioni vengano sempre pubblicate "in anteprima" sui giornali, o come mai qualcuno riesce sempre ad avvisare un giornalista dell'arrivo di un avviso di garanzia o di un arresto prima che il diretto interessato, o i suoi parenti, ne siano al corrente. Emanuele Filiberto lamentava di aver appreso la notizia dell'arresto del padre dai giornalisti, a Roma un cronista ha fatto il nome di Ruppi costringendo chi si occupava delle indagini a non poter smentire l'implicazione, che forse andava meglio accertata.
Questo sarebbe un problema di deontologia sul quale discutere a lungo, non ci fosse la presenza di qualcosa di più grave. Come ad esempio la pubblicazione di intercettazioni di carattere privato che alimentino la semplice libidine voyeristica degli italiani.
L'informazione così diventa gossip, quello che riempie giornali poco adatti persino per fungere da carta da parati.
L'informazione così infrange quanto di buono potrebbe fare in prospettiva per la formazione critica e culturale dei cittadini.
Ma se radio, tv e giornali ingrassano con finanziamenti pubblici, spesso direttamente proporzionali alle copie "vendute", si potrebbe alimentare il sospetto che certi sciacalli godano nello speculare su quello di cui dovrebbero essere garanti, le intercettazioni in questo caso, e che loro simili ingrassino vendendo più copie invece di fare informazione?
Non si potrebbero semplicemente scovare le notizie prima e riportare testi integrali solo successivamente alle sintesi dei magistrati o di chi amministra la giustizia?
Io credo che questo significherebbe contribuire alla crescita culturale del Paese. Non so a quale lobby o gruppo di pressione possa appartenere la Onlus Aiart(www.aiart.org), associazione ascoltatori radio e telespettatori, ormai il dubbio è lecito, l'informazione scredita sé stessa, ma il presidente regionale, Giuseppe Antonelli, non sdegnando i finanziamenti,proponeva sul "Nuovo Quotidiano di Puglia" il 22 gennaio 2006, di operare una «radiografia tecnico - etica» delle emittenti aventi diritto al sostegno.
Ma forse no, non servirebbe, vista l'impellente necessità di creare, mobilitare opinione pubblica, quando va bene, se no è sufficiente fregarsi i soldi.
Così via, pronti ai giochini delle "x" sulla Costituzioine, "Si" destra, "No" sinistra, matrimonio destra, coppie di fatto sinistra: viva il populino, viva il populismo, Giorgio Gaber mi risuona in testa, per chi il culatello?
Tre terroni scoprono la Mole.

Per dire la verità, non è che Torino l'abbiamo vista bene: le olimpiadi? Certo, certo...ma il fatto è che io, Roberto e Vincenzo (dei quali ho già parlato qui), siamo stati lì dal 17 al 20 febbraio per partecipare al Forum itinerante No Tav svoltosi tra la Val di Susa e la Patria del Gianduiotto.
Con il pensiero fisso del Ministro Pisanu che tacciava i valsusini di terrorismo e si fasciava la testa prima che i terribili montagnardi gliela rompessero sul serio: "Tre giorni di disordini. A rischio le olimpiadi!"
Un pò di timore in realtà lo abbiamo avuto, soprattutto perché il 18 febbraio era esattamente il giorno dopo l'estroversa goliardia di Calderoli al dopoTG1.
Nel paese di Bengodi, ovvero Bussoleno, marciamo sotto una pioggia incessante, quando notiamo su una bacheca "L'Unità" e "Il Manifesto", consultabili per intero e riportanti uno stralcio dell'orgia mediatica dedicata alla castroneria del polentone. L'influsso atavico di Terronia mi fa sghignazzare:"Così impariamo ad avere ministri leghisti!"Salvo poi ingoiare tutto apprendendo delle rivolte e dei morti. Diòcàn'! avrebbe esclamato un signore conosciuto quella sera: vuoi vedere che adesso fanno davvero un'attentato, magari scelgono proprio il week-end, con le olimpiadi dal loro canto già sensibili?
Il fatto è che non ci troviamo a Torino, ma a Bengodi, ovvero Bussoleno, quindi il timore va via spazzato dalla sempre più strisciante convinzione che ci si trovi in un covo di tremendi montagnardi bolscevichi. La sensazione è tutto sommato piacevole, non fosse per il meteo.
Finalmente troviamo l'oratorio dove il centro sociale Askatasuna proietterà un documentario e lascerà spazio a testimoni di lotta sociale e culturale geograficamente sparsi tra Brindisi, Venezia, la Spagna e la Colombia. Al dibattito interviene anche il sindaco, massacrato da enti, sponsor e istituzioni per la decisione, in accordo con il sentimento popolare, di impedire il passaggio in Val Susa alla Coca Cola, pardon, alla Fiaccocacola Olimpica...
Un momento! Analizziamo il periodo precedente separando luoghi, protagonisti e fatti:
1. un centro sociale propone un dialogo(proprio uno di quelli che vengono linciati da media e governo come covi pustolosi di delinquenti e drogati);
2. un oratorio ospita il centro sociale propositivo (cattocomunisti, non c'è altra soluzione. Qui a Lecce, riporto un'esperienza personale, un comitato cittadino non ha ottenuto di potersi riunire nel desolante silenzio dell'oratorio-paradosso chiamarlo così-di una minuscola chiesuccia di periferia perché il Mons. Arcivescovo non gradisce gruppi di inerenza politica-per di più tacciati ingiustamente di comunismo-).
3. Venezia ok, ma Brindisi, poi Spagna e, dulcis in fundo, Colombia in un centro sperduto del nordovest italiano? Stai a vedere che qui qualcosa di brutto ma bello è successo sul serio, e a scapito dei grandi media...
4. un sindaco rifiuta di calarsi le brache per darsi visibilità. Il sindaco di Bussoleno ha diverse peculiarità, ma ci tornerò su tra poco.
5. un pezzo di Piemonte agisce concretamente contro simboli di globalizzazione aggressiva e arrogante. Chiedete in Colombia e in Venezuela. Chiedetelo in India, dove il grande gruppo fu bandito per alcuni anni e, tornato, tappezzò la penisola di cartelli con la scritta "Eccomi di nuovo qua, sono tornata", più o meno le stesse parole che la diarrea potrebbe dire ad un colitico, se potesse parlare. Non il colitico, la diarrea.
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Possiamo proseguire, non senza aver preso un caffé al bar gestito da una donna di Cerignola sposata ad uomo di San Severo, Puglia dappertutto.
Il forum comincia alle 14.30 per terminare a...orario imprecisato, perché alle 20.30 circa abbandoniamo l'oratorio per andare a cena al ristorante ormai famoso per i valsusini, che vi si ritrovano spesso. Noi siamo ospiti di Valentina Cancelli, protagonista del documentario "Sarà Dura!" che la mia Associazione-"CulturAmbiente" ha realizzato in occasione della manifestazione del 17 dicembre scorso.
A cena con noi ci sono Valentina, suo padre Claudio, ingegnere delle infrastrutture al Politecnico e ascoltatissimo oratore, l'emiliano che si occupa di ambiente per il PRC nella sua regione con sua moglie e, infine, un giornalista de "Il Manifesto" di cui purtroppo non ricordo il nome. A servire ai tavoli, oltre al personale ordinario, troviamo nientepopodimenoche...il sindaco! Immagino la Poli Bortone in una situazione affine, ma mi sembra metafantascienza.
La serata prosegue con balli e canti, non goduti per intero per via dell'influenza di Vincenzo. Così termina la prima giornata, al caldo dei letti di casa di Valentina, che ancora ringraziamo per l'ospitalità.
Il giorno successivo ci aspetta il forum a Torino, partecipatissimo e ospitante numerose figure note. Nel frattempo comincia a nevicare senza sosta e, alle 14.30, ci domandiamo come poter passare il tempo, e arrivare alla stazione, nelle successive sette ore.
Costernati per non aver ottenuto neanche uno strappo, ci avviamo verso l'uscita, salvo essere fermati da Alberto e Bianca Perino, anche loro presenti nel dvd. I due ci prendono ospiti nella loro casa di Condove e ci preparano un ottimo pranzo. Nel frattempo Alberto ci regala il codice genetico dei valsusini, analizzandone il passato partigiano, e i '60 e '70 di lotta. Quanta differenza con la città di Lecce...
Laboratorio di democrazia partecipata è stata definita la Val Susa, ma è più giusto definirla reazione democratica ad un difetto del sistema, sveglia per i cittadini di ogni regione.
Perché lì accade qualcosa che i media più potenti stanno semplicemente oscurando: basta leggere il Corsera del 20 febbraio. 3 giorni di forum e...un trafiletto nel quale l'attenzione si sposta
sul Brennero, quasi evitando anche l'esistenza della Valle: si potrebbe pensare che i dibattiti si siano tenuti in una buca temporale.
L'ultima immagine del nostro blitz me la regala Venaus, dove il presidio assaltato dalle forze dell'ordine è stato ricostruito a tempo di record. La neve ammanta tutto il mio campo visivo, ma dentro c'è un caldo quasi infernale. Ragazzi e anziani giocano, bevono un tè caldo, si ritrovano per discutere o studiare. Noi vendiamo i 9 dvd che siamo riusciti a preparare e ci riavviamo
verso il caldofreddo leccese...
Due leccesi in Val di Susa
Venerdì scorso, due miei cari amici hanno preso il treno per Torino, con in corpo la voglia di dire no insieme ad altre ottantamila voci.
No ad un'altra vergogna italiana: la società TAV ha un passato ed una formazione da nascondere: Romiti come Prodi o Susanna Agnelli o ancora il ministro Lunardi e consorte, per vari motivi ci sono dentro. Perché quando c'è da mangiare per tutti, al di là di schieramenti supposti, veramente la politica si mostra nel suo più cupo fetore. Il modello TAV è una lezione su come ci si dovrebbe impossessare del denaro pubblico dopo Tangentopoli.
Perché è il modello creato quello che dovrebbe spaventare, in quanto le idiozie tecniche che da più di dieci anni vengono vomitate sui valsusini sono da respingere con il più genuino buon senso.
Il modello TAV ha in seno un germe distruttore, che potrebbe creare un nuovo modello, questa volta positivo.
La capacità di dissentire criticamente. Da dieci anni il comitato No Tav lotta con determinazione e intelligenza contro furbizia e speculazioni, per il proprio diritto alla salute, per una più oculata distribuzione del denaro pubblico, magari inteso a migliorare i servizi al cittadino e all'infanzia. Magari un pò a stringere la cinghia piuttosto che pensare all'abominio (leggi "Ponte sullo Stretto"...).
La volontà dei due amici leccesi è quella di vedere e di sapere, di conseguenza informare (qui non si scherza con le ccdd. "Grandi Opere" come la ss275 o la "circumsalentina"). Roberto Paladini e Vincenzo Marotta, Presidente e Tesoriere dell'Associazione Culturambiente, della quale figuro tra i fondatori e per la quale rivesto la carica di Segretario, sono partiti dopo aver studiato a TAVolino una possibile struttura per un documentario da proporre poi qui a Lecce, e non solo, per sapere, certo. Ma anche per capire come mai l'entusiasmo e la volontà sono state più forti del tempo, di ben dieci anni. Durante i quali, invece di smontar baracca, i valsusini hanno costruito presidi nelle zone cruciali (si sale da Bruzolo per poi andare a Bussoleno e infine a Venaus), hanno resistito al motto di Sarà Düra pensando agli inverni e al tremendo vento che spira da Venaus. Quello stesso vento che farebbe circolare l'amianto e l'uranio presenti nel sottosuolo valsusino, comprovatamente radioattivo.
La manifestazione è stata un successo, grazie anche all'attenzione rivolta ai manifestanti non tanto dai media quanto da artisti come Marco Paolini, Dario Fo e Beppe Grillo. I telegiornali della domenica hanno messo in primo piano la stupida aggressione al leghista (non trovo offesa peggiore) Borghezio, piuttosto che agli ottantamila.
Vincenzo e Roberto si sono goduti la manifestazione e poi sono andati alla ricerca del segreto della Val di Susa, in circostanze a dir poco picaresche. Grazie ad un treno sfuggito, sono stati accompagnati da una Beatrice del luogo, figlia del giornalista Cancelli, autore del libro che svela tanti retroscena sull'asse, non proprio lineare,Tav-Susa.
Il risultato? si vedono i ragazzi coperti da piercing serviti a pranzo dall'accondiscendente vecchina, il vicesindaco che parla a ruota libera, il pompiere che manifesta perché in caso d'incendio il mega-tunnel sarebbe perso, e perché i Vigili del Fuoco si sono rifiutati di accompagnare la polizia nelle consuete cariche d'avviso. Si racconta di come i poliziotti, la notte del raid di Venaus, abbiano prima bevuto in compagnia dei presidianti e poi siano tornati a bastonarli: hanno preso legnate tutti, dal ragazzino scout alla pensionata inerte. Si racconta anche dei poliziotti che a Monpantero hanno creato un cordone che permette di entrare nel villaggio solo ai residenti. E i loro parenti? Fuori! Neanche fossimo nella Berlino di sedici anni fa o a Gaza. Questo perché in quel paesino i furbi sono riusciti a piazzare le loro trivelle, di dubbia funzionalità visto lo stato in cui vessano: ci verrebbe da chiederci se le trivelle lì siano il simbolo terrificante di una presenza che non cessa d'intensificare la sua ottusaggine.
Noi crediamo che il segreto della Valle sia la capacità della gente di tenersi unità e solidale. Grazie alle attività culturali organizzate nei presidi e grazie ad una mentalità aperta e determinata, così ripetutamente affibbiata al Meridione ed al Salento in particolare da averne obliato il significate. Provate a manifestare passando dai paesini di campagna, qui, e vedete se non vi tireranno una zappa dietro con urlo annesso: "Andate a lavorare!"
C'è da imparare e da collaborare: l'orizzonte è appena dischiuso!
VOTA RAMONA!
E' un'ospite graditissima di questo blog, nel quale è entrata in punta di piedi (così si chiama la sua pagina persnonale), in occasione del piccolo itinerario degli orrori leccesi da me proposto tra settembre e ottobre. In punta di piedi ma aggrappata col cuore al mistero sacro della citta di Lecce, che ricorda con il fare tipico degli innamorati folli, sempre in bilico tra passione e odio.
L'aria di Belluno ha di certo significato per lei l'indipendenza, ma Lecce è stata la sua infanzia e la sua adolescenza, un'esperienza unica, a suo dire, indecifrabile, indelebile.
Proprio l'essere leccesi è stato il filo conduttore del nostro primo contatto via e-mail.
E subito mi ha colpito, di Ramona Corrado, il suo scrivere a cuore aperto, in modo intimo, coinvolgente.
Vi invito a fare un giro dalle parti del suo blog, per conoscerla, e per sapere quanto è importante per lei la possibilità che la rivista nazionale "Intimità" le ha concesso. Il settimanale della Quadratum Edizioni, ha infatti indetto un concorso letterario, che verrà valutato, tra gli altri, dal conduttore ed autore tv Paolo Limiti e dalla scrittrice Maria Venturi. Ed il racconto di Ramona è tra i quattro finalisti che i lettori potranno votare fino al 15 dicembre, tenendo però conto che questa è l'ultima settimana in cui la rivista pubblicherà la cedola necessaria per esprimere le proprie preferenze.
Ho letto personalmente il suo racconto :"Renzo, Lucia e il perdono" è un istante denso ed intimo, poche pagine d'intensa emotività e drammaticità. Una storia ben raccontata, che altrimenti non pubblicizzerei. La Quadratum non ha risposrto alla mia richiesta di pubblicarla, quindi ciò che ora vi chiedo, da questo ultimo giovedì utile, è di dedicare dieci minuti del vostro tempo a Ramona, magari scriverle una mail per leggere il suo racconto, e poi decidere se andare in edicola-giovedì primo dicembre-e spedire la cedola con il vostro voto per lei.
Ringrazio per la pazienza i visitatori di questo blog e confido nella loro risposta. Ed un "in bocca al lupo" a Ramona!





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