stralcio dal Sogno...
(...)
è ancora mezzaluna
dal ghigno
enigma
dai lacci nascosti
scandalo
dall'ora che ti persi
non vedo
nel nero cristallo
della tua lucida
sfera
così il sonno vendi
e stufo lo accetto
quali stragi la nostalgia
più di una vergine noia
nel metanolo
di un sonno inutile
di attimi irrisolti
tra le tue braccia ossute
e le tue grinfie acute
so che presto cadrò
e che tu infierirai
notte affilata
di lama che stride
(...)
Attenzione Attenzione2!

Attenzione Attenzione!
sono ancora su
Scritture Bop
il blog di
Francesco Sasso
e
Irene Leo
questa volta con
2 poesie.
Un grazie speciale
a
Enrico Calò,
che a suo tempo
mi erudì nell'uso
dei programmi adatti,
e ha anche aiutato
la redazione de L'ALTER EGO
nelle sue avventure!
A cosa servono gli eroi?

a cosa servono gli eroi?
Spandi il tuo grido
lontano dal tuo letto:
il sole del Paese straniero,
non ha lo stesso colore
del tuo, al risveglio.
Spargi il tuo sangue
su di un suolo
indifferente
perché credi
in un falso ideale
inganno
d'un'immagine,
di dio.
Senz'altre vie,
non puoi che assopirti
in un assegno ipocrita.
Ti seppelliranno
maestosamente,
ti dimenticheranno
in fretta,
che già il prossimo
busserà.
Quanti chili
venduti
di vanagloria
potranno ripagare
spiegare,
una scelta
incontro al suo Destino,
tante strade
chiuse di colpo,
per una morte
"da Eroe?"
aa2003
Attenzione, attenzione!

Attenzione Attenzione!!!
il bop-blog
di
Francesco Sasso
e
Irene Leo
presenta qui
2 miei racconti:
andate, leggete
e
commentate...
Grazie!
aa
sogno delle 3.32 di un giorno obliato

si sedettero entrambi
sulle onde del tempo,
silenzio.
i loro sguardi
non s'incontravano mai
quando erano lì
fissi e impauriti com'erano
i loro occhi
attratti dalla lontana
sostanza blu scura appesa
sulla loro testa.
seduti avanzavano
senza fermarsi
ogni tanto
un pesciolino guizzava
accanto a loro
turbini di bollicine
e un bambino
lo seguiva correndo
per acchiapparlo
senza però riuscirci mai.
finalmente lei notò
il sole era tramontato
e quella sera le cicale
non cantavano
lui seguì con il dito nell'acqua
la linea morbida delle orecchie di lei
"Sarà", disse allora
sfilò un'armonica
da una tasca
che prima non c'era
si godette quell'aria
cominciò a suonare
senza aver prima pensato
alla melodia.
ne uscì una lirica
che ruppe il moto del tempo
su cui erano seduti
così da poter affondare
lei si strinse a lui
lui non smise di suonare
neanche quando
furono del tutto immersi
nella liquida tenebra.
lei non poteva farci niente
lui era fatto così...
Una sorpresa.

Non faccio una visita di giorno e una di notte sul blog del fondo Verri, e che ti ritrovo? La poesia con la quale mi classificai terzo al premio "Città di Lecce", sez. Emergenti: quale odore?
Vederla lì mi ha creato una strana emozione: sembra passato un secolo, sono solo cinque anni. Avevo da poco stretto amicizia con un aspirante giornalista, poeta, narratore di nome Luca De Giorgi. Ci si frequentava spesso al corso di giornalismo indetto dal mio istituto superiore, il magistrale "P. Siciliani". Si lavorava e si facevano grandi risate.
Lui mi regalò la sua raccolta di poesie "Specchi riflessi", edito LiberArs (...) ed io mi decisi a mostrare per la prima volta a qualcuno un mio piccolo racconto, quasi una prosa poetica ispirata da amore, profonda conoscenza-o affinità- con una ragazza, e dalla taranta del Canzoniere Grecanico Salentino.
Perché non scrivi poesie?, fu la sua enigmatica reazione. Avevo rabbia e amore, nonché la Notte, per poterle scrivere. Fuori da discorsi della critica, dai circoli, dalle letture collettive. Solo con i libri.
Con l'approssimarsi del Natale, Luca mi passò le fotocopie di un concorso di Lequile. Misi insieme alcuni versi e li spedii. Fiasco. Erano arrivati pochissimi componimenti e le nomine furono ridotte da 15 a 5. E io restai con un palmo di naso. La seconda poesia la sapevo più mia, dichiarazione d'amore per un posto, una sensazione, un amore, apertura alle etnie che colorano il centro storico di Lecce. E amore anche per le nuove luci, per la bianca pietra non più di quel colore tipo piscio che per anni isquallidì il nostro barocco.
Aveva alcuni problemi, quella poesia. Il primo è che per lunghezza non sembrava per niente una poesia, poi presentava elementi scontati. Scontati come ilventoilsoleilmare. Cui non rinunciai per celebrarli miei. Per ribadire che non sempre uno stereotipo è tale se è davvero sentito. In quei momenti non pensi mai al "già detto, già visto", c'è solo il "proprio sentire".
Poi andò bene, ed io presi malauguratamente un pochino di coraggio nel proporre le mie poesie agli amici. Finché non venne il primo presuntuoso progetto di raccolta, "Come Nasce" che in realtà potrebbe essere la storia di un aborto spontaneo. Poi Rossano Astremo e Musicaos e,...beh, solo i sogni.
Ora, se i Rolling Stones dissero "It's only Rock'n'Roll", permettetemi, di mio, di dire che è solo una Poesia. Ma che per essa vivrei e per essa morirei.
Della nuova oralità

Non c'è che dire. Se Mr. Bill Gates annuncia che la rivoluzione tecnologica sarà completata a breve, che ci saranno computer che comprendereanno il parlato con semplicità, beh...
perché non abolire la comunicazione vera, non quella studiata per arrivare ai cuori/bisogni/fabbisogni delle persone (ci fanno accademie per questo), ma quella di sensi che si stabilisce tra onde psichiche e fluidi prima ancora dell'oralità?
Certo, si parla spesso della nostra cultura, sempre più basata sulla nuova oralità, quella che ci fa sentire qualcuno per il fatto che tra poco ci dirà qualcos'altro. E quando ascoltiamo?
E' tutta qui la crisi del linguaggio scritto. Non si articola nulla, si parla.
Da qui l'essenzialita dei discorsi tra me e mia sorella, che per prima ha voluto postarli nel suo blog:
Ho un fratello di 21 anni, quindi 10 anni più piccolo di me.
Riporto di seguito una delle nostre intense conversazioni:
Pink: "Ciao Andre! Che fai?"
"Cose..."
"E stasera?"
"Esco..."
"Con chi?"
"Amici..."
"Ah...e dove andate?"
"In giro..."
"In qualche locale?"
"Anche no..."
"Divertiti..."
"Pure tu..."
La cosa più sorprendente è che in fin dei conti a me queste risposte bastano...
Poi però arriva mia sorella e mi chiede:
"Hai visto Andrea?"
"Sì..."
"Che fa stasera?"
"Esce..."
"Con chi?"
"Amici..."
"Ah...e dove vanno?"
"In giro..."
"In qualche locale?"
"Anche no..."
"E non gli hai chiesto nient'altro?"
"Dovevo?"
"E figurati..."
Non riporto il seguito... ;)
Una mia poesia: Giuditta
Messaggeria: x Giuditta da Oloferne: Ho perso la testa x te!
"Con l'inganno delle mie labbra
abbatti il servo con il suo padrone
e il padrone con il suo ministro,
spezza la loro alterigia
per mezzo di
una donna."
(Gdt 9,10)
Ho saggiato la sanguinosa sconfitta,
freddo Smeraldo, t'ho vista.
Occhio che scruta dove non arriverò,
perduto l'ardore, sconfitto
da capelli neri
come briglie ingannevoli,
dalla tua bocca
luogo d'oracoli d'oblio…
Ho combattuto
Il Mondo e le Avversità,
ma per baciarti sfiderei
anche l'Ignoto,
che ha animo di donna!
Lacrime di morte speranze
Stillano i tuoi seni,
ma non voglio che averti,
stanco di sognarti:
ubriacami ancora dei tuoi sussurri,
cingimi il collo con le tue mani,
non avresti quasi bisogno di quell'arma,
morirei se lo chiedessi,
perché dolce e mortale
ciò che ti concerne…
Condannato dal tuo essere
Per sempre vagherò folgorato,
ormai senza senno,
rifiutando ogni senso…
calpestato il cuore
non chiederò nemmeno indietro
la testa…
"Poiché non cadde il loro capo
contro giovani forti,
né figli di titani lo percossero,
né alti giganti l'oppressero,
ma Giuditta figlia di Merari,
con la bellezza del suo volto lo fiaccò."
(Gdt 16, 6)
andrea aufieri






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