Luciano De Rosa. Di tante cose parlammo.

Di tante cose parlammo
a Vittorio Bodini
Non è un gioco scrivere
a te, che hai lasciato per sempre
la pianura che amammo.
Come allora, nel cielo
nuvole dal pensiero svagato
volano in paesi immaginari,
un vento disordinato cerca
gli umanisti folli che abitarono
i villagi piatti e invisibili.
Non era un gioco nemmeno
scoprire d'essere nel '600
e il tempo smarriva le sue leggi
tra le vie strette della sera.
Ma ora sei vivo nella foto
scattata a Miraflores de la Sierra
con Vicente Aleixandre e Dàmaso Alonso,
mentre guardi felice da lontano
questa indecifrabile patria dell'amore e del logos.
Continuo a girare la pianura
e a vedere i ceppi neri delle viti
come apparvero a te-corna
di mandrie immense affondate.
Sono rimasti nel sangue
gli impuri e arruffati anni '50,
gonfio fiume balenante
dopo la tempesta,
e noi, cercatori d'oro
con la poesia che ci brillava tra le dita.
Di tante cose parlammo
di molte non ce ne fu tempo:
per esempio di Borges
telefonarti versi come questi:
"La pianura è un dolore elementare
la pianura è una copia sterile dell'animo",
dirti: fingiamo
di non essere qui ma nei sobborghi
di Buenos Aires.
E ce ne saremmo andati ridendo
soli e liberi come tu
solo sapevi essere libero,
col piccolo bottino
di parole più lievi di apparenze.
Luciano De Rosa, da"Novecento letterario leccese" a cura di D. Valli e A.G.D'Oria, Manni 2003.
Una poesia di Bodini

Per un volo nei pressi della luna
Vedi la luna rider della luna,
la viola delle viole
la produzione a catena
la catena dei sì e dei no
quella dei tradimenti di sè stessi
cominciata da chissà dove.
Vedi la perfezione dei congegni spaziali
con cui i figli dei profeti
ruban ruote di scorta al sogno
Vedi le guerre partorire guerre
la luna calva e grigia
le bare che si nutrono in anticipo dei pensieri dei vivi.
fine anno '68, v. bodini
da La civiltà industriale





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