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E Ben Hur parlò salentino...

di andrea aufieri (20/10/2006 - 18:43)







Massimiliano Verardi: un leccese a Parigi.

Tra il 22 e il 30 settembre tutto il mondo ha parlato dell'evento dello Stade de France di Parigi, reso un atipico palcoscenico della capienza di settantottomila posti per ospitare il nuovo "Ben Hur - plus grande que la légende" di Robert Hossein, fromboliere di kolossal per il teatro.
Hossein sa trattare con i capolavori, avendo rappresentato in tutto il mondo la vita di Gesù, quella di Napoleone e approdando ora allo spettacolo che si rifà alla celebre pellicola di William Wyler del 1959, vincitrice di undici oscar, a sua volta ispirata al romanzo ottocentesco di Lew Wallace.
Il messaggio d'amore in calce all'avventura del giovane ebreo ridotto in schiavitù, risollevatosi grazie alla sua tempra e all'aver saputo accogliere e riconoscere il Messia, si presenta davvero in grande stile: è già nel "Guinness dei primati" per il suo costo, ben quindici milioni di euro, rastrellati dal grande regista grazie alla compagnia di gestione parcheggi tariffati "Vinci", insieme a numerosi altri partner tra i quali spiccano la tv nazionale "TF1" e il giornale "Le Parisien".
Robert Hossein non è nuovo nemmeno ai guinness, potendo vantare anche il record mondiale d'incassi per uno spettacolo teatrale con il suo "Jésus était son nom", sulla vita di Gesù.
A guidarci per le cose notevoli dello spettacolo, e della sua personale carriera, un personaggio particolare: Massimiliano Verardi, leccese parigino, da tempo nella scuderia di Hossein, unico salentino ad aver partecipato ai suoi kolossal.

Sei partito da Lecce per arrivare a Parigi sedici anni fa, e ora lavori presso il Centro Culturale Italiano della capitale francese: di cosa ti occupi?

Dirigo un laboratorio di teatro che ogni anno mette in scena un autore italiano: dopo De Filippo, Fo e Pirandello, quest'anno sarà la volta di Benni. Compio anche un ciclo completo di Lectura Dantis, durante il quale leggo, traduco, spiego e poi interpreto un canto per volta della Divina Commedia.
Oltre all'impegno con Hossein, mi occupo della regia di diversi spettacoli teatrali l'anno. La regia teatrale la preferisco a quella cinematografica, anche perché è molto meno costosa. Anche in Italia ho diretto un film, "Ientu Refulu", che ho scritto, realizzato e montato con il noto montatore inglese Mark Chapman.

Quando ti sei accorto delle tue potenzialità?

Ho cominciato a vent'anni, cioè ventiquattro anni fa, ma già in seminario e nella mia parrocchia prendevo parte alle recite. Professionalmente ho cominciato a Lecce con un gruppo di amici e appassionati di teatro in piazza Mazzini "Da giovedì a giovedì", poi ho continuato e mi sono formato a Parigi.

Quali sono state le emozioni più intense che Ben Hur ha regalato al pubblico?

L'ultima serata, il 30 settembre, abbiamo raccolto venti minuti di applausi dai sessantaseimila dello Stade de France: per ognuna delle esclusive cinque date dell'evento abbiamo avuto questa media di spettatori, ma l'applauso finale è stato indimenticabile.
Poi Robert Hossein, settantanove anni, ha voluto salutare il pubblico trasformandosi in auriga e compiendo un giro su una delle quadrighe di scena.

Dato l'enorme successo, lo spettacolo verrà replicato?

Non in Francia, la produzione ha comunicato che ci sarà una tournée extraeuropea: corre voce che si andrà a Seul e Shangai.

Quali sono stati i ruoli e gli attori principali, qual era il tuo ruolo?

Hossein non prende comparse, ma solo attori, non pezzi di legno: va nelle agenzie artistiche e fa dei casting, che  questa volta ha fatto per trecentocinquanta attori. Chi è ritenuto valido, poi, lavora spesso nelle sue opere. La differenza, se la si deve operare, sta tra ruoli e attori.
Il ruolo di Ben Hur è stato affidato al cantante Christophe Héraut, mentre il suo antagonista Messala è stato interpretato da Frank Sémonin.
Io ho interpretato un ruolo di prima visibilità come quello di un senatore imperiale, ma ho rivestito anche quello di un generale romano e di un lebbroso, nella scena che prende davvero allo stomaco, dove c'è anche un immenso crocifisso che serve solo per gli ultimi secondi dello spettacolo, ma è davvero emozionante.

Lo spazio a disposizione era enorme, e questo significa anche grande cura per le scenografie. Ce le vuoi raccontare nei particolari?

Hossein è un perfezionista, lo si vede dalla scelta dei costumi, meno visibili dagli spalti, prima ancora delle scenografie: la fattura è ottima, non eccede in alta o scarsa qualità, si potrebbe usarli per vent'anni. I soldati romani hanno corazze di metallo e di vero cuoio, lo stesso per le fruste, autentiche e spedite da Roma.
La maggiore attrazione della scenografia è rappresentata da un tiramisù gigante, con della terra color ocra sulla superficie: è lo spazio di gioco, dove si svolgono la corsa dei cavalli di Antiochia e le lotte dei gladiatori di Roma. Si trasforma addirittura nel Mar Mediterraneo, dove si svolge la battaglia navale, la scena più suggestiva, realizzata grazie ad uno studio delle luci che danno l'effetto giusto. Gli attori stessi portano gli elementi di scenografia.
Poi c'è la curva sud con una scalinata o un palco, che può essere Roma o Gerusalemme, mentre la curva nord ospita il palazzo di Ben Hur, l'origine dell'odissea dell'eroe ebreo.

Le immagini della corsa dei carri, una scena cruciale anche per il film, hanno girato il mondo: quale preparazione è stata necessaria?

L'addestratore è molto noto, l'italiano Mario Luraschi, che ha preparato le sei quadrighe, dunque sei carri con quattro cavalli ciascuno, che venivano rallentati per via delle dimensioni dello stadio, ampio ma con la possibilità di raggiungere in sicurezza i settanta chilometri orari. Rispettando gli usi romani, i carri vengono trainati intorno alla spina, un muro di cinta alle cui estremità si trovano due obelischi, in prossimità dei quali le corse diventavano cruente. A ogni giro simuliamo una cascata, finché non resta che Ben Hur.
Al secondo spettacolo ha piovuto dall'inizio alla fine, e i cavalli, correndo, alzavano onde di fango alte trenta metri; ancora non si è ammazzato nessuno, ma l'ultima sera l'interprete di Messala alla corsa, già a terra, ha rischiato di essere schiacciato per l'incrocio tra due quadrighe.

Se ne vedrà qualcosa in Italia?

Verrà distribuito un video che è in montaggio e dovrebbe uscire a novembre, almeno in Francia, non so se ci sarà una traduzione.

Tra i ruoli che hai interpretato, in Ben Hur come nel resto della tua carriera, ce n'è uno che ti è rimasto nel cuore?

Tutti i ruoli, grandi o piccoli, mi appassionano: si tratta di scoprire e conoscere bene una persona che non sei tu. Così tutti i ruoli ti lasciano qualcosa, sono legati al periodo della tua vita in cui prepari e realizzi lo spettacolo, poi tutto finisce e restano i ricordi, che sono belli così come sono.

Molto professionale. Un ruolo di rilievo che hai interpretato è stato quello di Giuda nel Jésus di Hossain. É un ruolo scomodo: hai avuto difficoltà a interpretarlo?

Non ti rispondo per la mia matrice cattolica, ma per il ruolo in sé.
Ho scoperto il ruolo di Giuda, ho vissuto con lui un anno, mi sono convinto di una certa complicità che quest'uomo doveva avere con Gesù, che viene soprattutto dal fatto che, se posso leggere dal punto di vista politico l'esperienza del cristo, lui era il ministro dell'Economia di quel piccolo stato fatto di dodici persone: ogni giorno si occupava di comprare da mangiare e da bere per tutti, trovare da dormire. Lui, in un certo senso, era quello che più dava fiducia agli altri, "aprendo il portafoglio". Io penso che il ruolo di Giuda in questo gruppo di dodici fosse stupendo e che il titolo di traditore gliel'ha dato la storia, perché lui non si poteva più difendere: questa è anche la differenza che distingue Pietro da Giuda. Non dimentichiamo che i vangeli sono stati scritti molto dopo, dunque a differenza di Pietro, che ha potuto scusarsi, Giuda si è ucciso, trovando un modo forte per dire: "Sono un grande amico di Gesù", e dopo non avrebbe più potuto spiegarsi come ha fatto l'altro discepolo.
Anche oggi la presenza di Giuda è riconsiderata: è condannato da Dio? Senza di lui, che alla fine ha compiuto la volontà di Dio, Gesù non sarebbe stato Gesù.

* foto:
1. Massimiliano Verardi e C. Héraut, alias Ben Hur;
2. Quadriga;
3. battaglia navale


Il filobus a Lecce

di andrea aufieri (14/10/2006 - 12:16)




La nuova metropolitana di superficie! A quando l’informazione?

di Mauro Marino

 Si è in parte conclusa la ‘piantumazione’, lungo i viali interni della città di maestosi pali neri.

Delle ‘utilità’ di cui il sindaco sta fornendo la città, certo, la più eclatante, sarà la metropolitana di superficie, che per i più rimane un mistero. I lavori procedono e necessario diventa – ma anche di buon senso - condividere con la città, il progetto. Informare sul disegno del servizio, sulle modalità della sua messa in opera, sull’ingombro che creerà. Già l’ingombro! Quello delle vetture che per una buona riuscita del servizio richiederà una diminuzione del traffico veicolare. Quello ambientale e visivo della caveria di alimentazione che renderà vano il lavoro fatto nel centro storico per l’interramento delle linee aeree dell’elettricità e della telefonia.

Cambiamenti, in positivo ed in negativo,  che il nuovo servizio produrrà nel quotidiano dei leccesi che è ormai necessario socializzare e rendere di dominio pubblico se si vuole avere successo nella proposta. Ma poco accade in questo senso, e la progettazione del nuovo appare cosa astratta, di pochi e senza referenti nella città.

Molto la ‘creatività’ della giunta Poli ha pensato in fatto di viabilità urbana: le strisce gialle delle corsie preferenziali lungo la circonvallazione interna; il lungo viale-aiuola dell’Università senza possibilità di svolte per l’inversione di marcia; l’acquisto di nuove vetture per il servizio di trasporto urbano (che fine faranno con l’attivazione delle nuove?) e delle vetturette elettriche che attraversano il centro storico con la segnaletica di servizio incomprensibile e resa vana dall’incuria. In ultimo, la politica dei trasporti ha avuto il suo risvolto ‘divertentista’ con un bus a due piani, scoperto, che porta in giro nel traffico i pochi turisti (e sgomenti cittadini) che hanno colto l’intrigante proposta. Sarebbe stato interessante, in estate, impiegare il servizio sulla via del mare, vista anche la mole del mezzo, verso San Cataldo o per un giro nelle marine, ma la vergogna era tale che si è scelto per la città, in concorrenza con il trenino, perso a manovrare nel centro storico, in un caos strutturale tra lavori in corso e parcheggi selvaggi.

Ora, non credono i signori amministratori autori di tale progetto, di dover parallelamente al divenire operativo del servizio informare, condividere, invitare, sensibilizzare i cittadini al nuovo sperando in una loro collaborazione nel rendere funzionale, funzionante e di successo l’opportunità offerta?

Anna Politkovskaja

di andrea aufieri (10/10/2006 - 11:06)


"Ho riflettuto a lungo sul perché ce l'ho tanto con Putin. Che cosa me lo fa detestare al punto da dedicargli un libro? Non sono un suo oppositore politico, sono solo una cittadina russa. Una moscovita quarantacinquenne che ha potuto osservare l'Unione Sovietica all'apice della sua putrefazione comunista, negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, e non vuole ricascarci".
Anna Politkovskaja, La Russia di Putin, Adelphi


Questo è solo l'incipit del capitolo sul presidente russo inserito nel libro "La Russia di Putin", copiaincollato dallo stralcio pubblicato da Repubblica.
In questo paragrafo c'è il senso di una donna cosciente, di una giornalista, certo, ma sopprattutto, come ella stessa sottolinea, di una cittadina.

Ai lettori di questo blog chiedo di riflettere su quello che può significare essere cittadini. Cittadini e non "assessori", "dottori", "avvocati", o più semplicemente "amici". Qual'è il senso primario dell'essere cittadino? Ingrigire nelle proprie mura fregandosene o fregando?

Cosa vuol dire tutto questo di fronte alla negazione della vita, di fronte a immagini come queste?












* gas contro i kamikaze del cinema "Dubrovka"











** massacro di innocenti a Beslan

Finanziaria e diritto d'autore, è allarme.

di andrea aufieri (06/10/2006 - 11:22)



da: Punto Informatico

Roma- Sale alla ribalta in rete una modifica imprevista
e poco nota, quella all'articolo 65 della legge sul diritto d'autore.
Una modifica che può cambiare anche la vita dei siti?
Il primo segnale che qualcosa di imprevisto sul diritto
d'autore fosse stato posto nella Finanziaria è arrivato
da un lettore del blog Wittgenstein che in un post spiega come l'articolo 32 del collegato alla Finanziaria
cambia le carte in tavola per quanto riguarda
articoli di riviste o giornali.
L'articolo si riferisce alla normativa
sul diritto d'autore e recita:
"1. All'articolo 65 della legge 22 aprile 1941, n. 633,
dopo il comma 1, è aggiunto il seguente:
I soggetti che realizzano, con qualsiasi mezzo,
la riproduzione totale o parziale di articoli di riviste o giornali,
devono corrispondere un compenso agli editori
per le opere da cui i suddetti articoli sono tratti.
La misura di tale compenso e le modalità di riscossione
sono determinate sulla base di accordi tra i soggetti
di cui al periodo precedente e le associazioni
delle categorie interessate.
Sono escluse dalla corresponsione del compenso
le amministrazioni pubbliche di cui al comma 2
dell'articolo 1 del decreto legislativo
3 febbraio 1993, n. 29.
Come sottolinea nel suo blog Massimo Mantellini,
l'attuale articolo 65 recita qualcosa di ben diverso:
1. Gli articoli di attualità di carattere economico,
politico o religioso, pubblicati nelle riviste o nei giornali,
oppure radiodiffusi o messi a disposizione del pubblico,
e gli altri materiali dello stesso carattere
possono essere liberamente riprodotti o comunicati al pubblico
in altre riviste o giornali, anche radiotelevisivi,
se la riproduzione o l'utilizzazione non è stata espressamente
riservata, purché si indichino
la fonte da cui sono tratti, la data e il nome dell'autore,
se riportato.
All'apparenza, dunque, si tratta
di una modifica sostanziale che potrebbe riguardare
moltissime diverse attività.
Come scrive il lettore che ha "scoperto" la novità:
"È vero che alcuni giornali ripubblicano
articoli altrui ma, laddove altrui abbia da ridire,
esiste già una tutela normativa, no?
A che serve questo articolo? Non capisco.
È un semplice rimpiazzo della versione
che chiamava rassegne stampa quello che qui è detto
articoli di riviste o giornali? O serve per internet?"
Daniele Minotti, giurista esperto di cose della rete,
nel suo blog getta acqua sul fuoco:
"(...) nella forma non cambia molto. Nel senso che
i limiti alla riproduzione rimangono, ma per riprodurre
(ove consentito) occorre pagare. Il che, però, frustra
lo spirito dell'art. 65 che, pur con determinati limiti,
è quello della diffusione e dell'elaborazione del sapere
mediante citazione.
Detto ciò, mi sembra che Internet, di per sé,
non possa essere classificata come rivista o giornale.
I blogger, dunque, abbandonino subito eventuali
sogni di ricchezza".
Rimane da chiedersi cosa accadrà ad un webmaster
o ad un blogger che voglia riprodurre sul proprio
sito un articolo di giornale per nessun altro proposito
che la condivisione dell'informazione e della conoscenza.

Gran Bazar'06 Un libro al giorno

di andrea aufieri (03/10/2006 - 09:10)

 
Il programma:

Martedì 3 ottobre, Fondo Verri, ore 18.00
L’amaro e il Tempo, incontro con Goffredo Fofi. Intervengono Luigi De Luca e Mauro Marino

Mercoledì 4 ottobre, Fondo Verri, ore 19.30
Ripoliticizzare la politica, (i libri di Icaro) un libro di Michele Graduata presentato da Egidio Zacheo

Giovedì 5 ottobre, Fondo Verri, ore 19,30
L’arte della cura
AA.VV. Appunti di vista, esperienze e testimonianze di riabilitazione psichiatrica (i libri di Icaro) presentato da Maria Antonietta Minafra e dagli autori

Venerdì 6 ottobre, Cinema Elio, Calimera, ore 20.00
I luoghi e la memoria
Antonio Errico ed Eliana Forcignanò presentano Il sole e il sale romanzo griko salentino di Rocco Aprile (i libri di Icaro). 

Sabato 7 ottobre, Fondo Verri, ore 19,30
Il possibile dire. Le scritture corali.
Luciano Pagano presenta Canto blues alla deriva, (poet/bar – Besa)

Domenica 8 ottobre, Fondo Verri, ore 19,30
Resistere alla dimenticanza - Omaggio ad Edoardo De Candia
Maurizio Nocera, Edoar-Edoar, (ed. il Raggio Verde)
Elio Scarciglia presenta Un grande artista o un uomo alla deriva (47’)

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