Ciao sono andrea aufieri
Vedi il mio profilo


Settembre 2006

DLMMGVS
1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30

Tag

Ultimi commenti

Nuovi post

Diffondi i contenuti

Aggiungi al mio Dada

Aggiungi al mio Dada

Condividi i contenuti

De.licio.us
Archivio Settembre 2006

Festa dei Lettori/2

di andrea aufieri (26/09/2006 - 17:49)



Scarica qui il nuovo numero di Passaparola, periodico dei Presidi del Libro,
che dedica interamente spazio alla Festa dei Lettori, con interventi di:

Andrea Aufieri
Teresa Ciulli
Gianni Comes
Giovanni Dipierro
Adele Errico
Antonio Errico
Nicola Lagioia
Paolo Manganaro
Rocco Pinto
Eleonora Steingress

Ecco il mio intervento:

Il primo passo

È da considerarsi una vittoria
il ritrovarsi a farci domande
sulla lettura e il suo
significato in un’era in cui
la comoda tecnologia ci
chiede solo di pensare come lei, spingendoci
verso una multisensorialità esogena e
indotta dal trionfo dell’immagine.
Scegliere oggi di leggere un libro sembra
anacronistico, il rimando a una tensione
eroica e quasi sensuale, perché il vero lettore
è forse colui che legge non tanto per
un certo piacere di maniera, quanto per il
puro godimento.
Affascina il percorso d’apprendimento dell’uomo,
che porta a riconoscere la realtà e
il sentire grazie alla parola, stabilendo così
che una cosa è definita se le si assegna
un nome: con questo filtro la realtà diviene
l’umana realtà.
Senza affidare a tale riflessione un carattere
limitativo, è opportuno specificare
che la lingua è di certo un codice, ma se
chi scrive sceglie di fornire strumenti utilizzando
tale codice, chi legge può trascendere
il senso, trovare le vie più personali,
lavorare in proprio e da artigiano.
Ogni lettura diviene così il primo passo di
un cammino di ricerca e di comunicazione
al di sopra dei sensi, come chi di un viaggio
apprezza il godimento della meta
quanto quello della strada: ogni lettura è
l’alchimia dello spirito umano che si profonde
.

Festa dei Lettori

di andrea aufieri (26/09/2006 - 17:24)





Presidi del Libro

Festa dei lettori

Oriana era sola?

di andrea aufieri (17/09/2006 - 21:12)


Le furiose polemiche dell'11 settembre portarono una serie di vagonate di letame su alcuni modi d'intendere la cultura italiana. Il Corriere della sera pubblicò il suo "La rabbia e l'orgoglio" che suscitò una serie di reazioni tra le quali spicca per profondo amore della natura umana e della sua cultura, nonché per proposte concrete, quella di Tiziano Terzani intitolato "Il sultano e San Francesco", testimonianza meravigliosa. Ma il contrapporsi di due personalità della scrittura ma soprattutto del giornalismo italiano è sempre stato una costante soprattutto nei vorticosi anni '60. A suo tempo dissi già di essere pienamente schierato dalla parte di TT, per il suo modo di leggere la vita, oltre che per i suoi contenuti. Ma, in molti frangenti, cosa sarebbe stata la cultura italiana senza stimoli e modi di confronto posti urlando o sussurrando da quei due grandi protagonisti?
Spero no si tenda a "seppellire" la Fallaci con la serie di stronzate dette sul suo conto o semplicemente di obliarla. Per questo post cercavo la foto di OF mentre si strappa il chador impostole per l'intervista con l'ayatollah Komehini in Iran, un gesto così particolare da descrivere esattamente il personaggio. O no?
Lei era solita dipingere i potenti intervistati come degli uomini molto soli. Chissà, forse perché lei sapeva benissimo cos'è la solitudine. Questa foto mi dà la misura esatta di come ho sempre visto la Fallaci.

gomorra

di andrea aufieri (13/09/2006 - 09:54)



Apuliae Librerie
via Cesare Battisti 1 a Lecce

in collaborazione con

“Oltre il limitone lab”, festival dell’Alto Salento

presenta

venerdì 15 settembre 2006 alle ore 19.30

all’interno della libreria Apuliae

l’incontro con l’autore

Roberto SAVIANO

che presenterà il suo libro

“Gomorra. Viaggio nell’impero economico

e nel sogno di dominio della Camorra”

(Mondadori)

vincitore del premio Viareggio Repaci 2006

Presentano

Angelo Petrelli e Mario Desiati

stralcio dal Sogno...

di andrea aufieri (11/09/2006 - 19:00)




(...)

è ancora mezzaluna
dal ghigno
enigma
dai lacci nascosti
scandalo 
dall'ora che ti persi
non vedo
nel nero cristallo
della tua lucida
sfera

così il sonno vendi
e stufo lo accetto
quali stragi la nostalgia
più di una vergine noia
nel metanolo
di un sonno inutile
di attimi irrisolti
tra le tue braccia ossute
e le tue grinfie acute
so che presto cadrò
e che tu infierirai
notte affilata
di lama che stride
(...)

 

 

Innuendo- Postcard to Zanzibar people

di andrea aufieri (05/09/2006 - 15:41)



While the sun hangs in the sky and the desert has sand
While the waves crash in the sea and meet the land
While there's a wind and the stars and the rainbow
Till the mountains crumble
into the plain
Oh yes we'll keep on tryin'
Tread that fine line
Oh we'll keep on tryin’yeah
Just passing our time
While we live according to race, colour or creed
While we rule by blind madness and pure greed
Our lives dictated by tradition,
superstition, false religion
Through the eons, and on and on
Oh yes we'll keep on tryin'
We'll tread that fine line
Oh oh we'll keep on tryin'
Till the end of time
Till the end of time
Through the sorrow all through our splendour
Don't take offence at my innuendo
You can be anything you want to be
Just turn yourself into anything you think
that you could ever be
Be free with your tempo, be free be free
Surrender your ego,
be free, be free to yourself
Oooh, ooh
If there's a God or any kind of justice
under the sky
If there's point,
if there's a reason to live or die
If there's an answer
to the questions we feel bound to ask
Show yourself, destroy our fears,
release your mask
Oh yes we'll keep on trying
Hey tread that fine line
Yeah we'll keep on smiling yeah
And whatever will be will be
We'll just keep on trying
We'll just keep on trying
Till the end of time
Till the end of time
Till the end of time
Till the end of time

Taranta e dintorni

di andrea aufieri (01/09/2006 - 16:17)

Posto qui di seguito un passionale intervento di Mauro Marino sulla Notte della Taranta, cui rispondo in maniera aperta, rifiutando in modo particolare la conclusione cui arriva Marino. Non è da Melpignano, a mio avviso, che potrà arrivare la riscossa del meridione.


L’attesa e lo scatto

di Mauro Marino

L’attesa è tutta per la ‘sinfonia pizzicata’, niente la eguaglia nella sua Notte. Nessun’altra andatura, nessun altro canto, nessun altro ritmo. Anche la tenerezza latina del Buena Vista Social Club è solo un riscaldamento, un surplace d’attesa prima dello scatto che viene nella sintesi ibrida del tutto ‘mesclado’ di generi e sentimenti. La grande Notte è questo incontro, questo brivido. Questa la marca di un lavoro sottile che l’esperienza ha maturato in questi anni di lavoro intorno e con la musica in terra di Salento. Finezza e finitezza di Ambrogio Sparagna, la ‘mujer’ che ci siamo trovato per partorire la meraviglia di un’orchestra autenticamente popolare che fonde e confonde con la sua umanità, con le sue emozioni, col suo osare. E, l’attesa è premiata, lo scatto viene, tutto sale, ‘scazzecatu’ nell’accellerazione che Claudio Giagnotti Cavallo sollecita e imprime, anima gitana di questa terra di rubacuori, che vuole e sa volare, con le sue diversità di caratteri e umori. L’irruenza sorridente di Pino Zimba e quella selvatica di Uccio Aloisi, il raffinato arpeggio cantato di Emanuele Licci, i freschi fraseggi jazz di Raffaele Casarano, la gamma di una varietà di scena che molto altro può. E ci accorgiamo che, la “salentina linda linda” non ha più occhi calanti, non cede tempo al rimorso e sceglie cantare schierando la sua forza: Alessia Tondo, grazia cristallina dell’ultima generazione e i sospiri  di  Antonio Castrignanò che a tutti dice l’antitodo dell’amore.

L’attitudine alla voce l’avevamo dimenticata prima di questo nuovo avvento della salentinità,  la cura è venuta dall’alzarsi di una generazione che si è allevata nell’ascolto, tesa tra memoria e presente. Antonio Amato, Raffaele Pastore, Claudio Prima, Mimmo Epifani, Giancarlo Paglialunga con diversi timbri, estensioni ed accenti allargano il valore contadino della composizione necessaria e spontanea: l’amore e il lavoro, il pane poetico dei dannati della terra si fa canzone. Nessun timore per ciò che sa di pop, in una consonanza che apre la semplicità alla complessità contemporanea. La Notte col suo progredire è palestra che sperimenta, scuola di maturazione di sonorità e di voci ormai certe: Enza Pagliara, Ninfa Giannuzzi, Emanuela Gabrieli, Alessandra Caiulo, Maria Mazzotta, Lorena Cafueri, Stefania Morciano, Stella Grande, Silvia Gallone, Michela Bruno sono il frutto da proteggere e accudire. l’Orchestra il valore da moltiplicare in nuove occasioni di ensemble.

Rina Durante forse non se l’aspettava questo fiorire; l’aveva sicuramente sperato quando con sapienza seminava per un canzoniere e lo nutriva sapiente d’ironia. Con la sua calda sfrontatezza, la sua compassionevole anarchia concimava una ‘quistione meridionale’ che per sottrarsi al giogo della Storia doveva trovare nel popolo i suoi interpreti attivi. Con la Notte questo è accaduto!

 


Caro Mauro,
la Notte è ormai un fenomeno, e come tutti i fenomeni accoglie pesanti critiche e smisurate attestazioni di stima.
Personalmente sono tra quelli che accolgono con golosità gli stili miscelati con la taranta ingrediente forte (penso a Nunez e al Buena Vista Social Club o all'esperimento quanto meno divertente di De Gregori lo scorso anno), ma sono seccato proprio per la dimensione di "fenomeno" cui si è arrivati con poco riguardo proprio per il popolo del sud.
Mi spiego meglio: il tarantismo era un fenomeno popolare e il popolo era fatto di gente misera nell'assenza di conforti materiali alla propria esistenza. Nonostante ciò, la gente manifestava socialmente una volontà trascendentale, spirituale. Una ricerca che potrebbe essere certo attualizzata proprio nella fusione con altri ritmi e altri suoni.
Il punto è, dunque, e ripetendo quanto detto da una grossa firma dalle pagine del Quotidiano: 15.000 watt sono tradizione? O forse manifestano lo sforzo di arrivare ai "fenomeni" commerciali omologati dei quali parliamo in tutto il mondo? La Taranta è come gli U2?
Porsi questa domanda è fondamentale: si avrà la misura del risultato raggiunto dalla manifestazione di Melpignano.
Come è possibile parlare di voce del popolo, di voce propria, di riscatto del sud dalla sua plurisecolare "quistione"?
Definiamo quest'evento un evento culturale: quale segno lascia nella cultura popolare? Quale traccia, quale insegnamento? E' infine plausibile parlare di evento culturale?
Personalmente sono convinto che il sud abbia bisogno di capacità critiche differenti, di volontà politiche tese un pò più in là dalla poltrona, dal potere dal clientelismo che non sono scomparsi nemmeno con la Primavera...
Se poi in mezzo ci facciamo conoscere, balliamo e saltiamo sotto differenti tensioni va anche bene, ma cosa resta dentro, cosa potremo costruire fuori? E quale ricerca?

Archivio Settembre 2006