Un po' di riposo...
Da oggi e almeno fino al 2 agosto sarò fuori città, a prendere un po' d'aria tra le montagne calabresi.
Ringrazio tutti gli utenti dell'attenzione e regalo un frammento sarcastico del "Dies Irae" di Giusppe Genna, che leggo con appetito da una settimana. Altre mie letture estive sono "La bella estate" di Pavese e i "Canti orfici" di Campana, oltre a belle cose di autori nostrani, tra i quali soprattutto "Il sole e il sale", rispolvero di un testo di Rocco Aprile sul quale tornerò più in là.
Carissimi saluti a tutti,
aa
Giuseppe Genna, Dies Irae, un frammento.
Ero nell'ala dell'appartamento opposta a quella dove dor-
mivano i figli della coppia ospite.
ta, la perlatura sopra il labbro superiore, il ringhio vorace men-
tre dalle gambe spalancate nude sfonda il piccolo cranio ovoi-
dale del neonato, le vene bluastre in evidenza. E Massimo chi-
no dietro di lei, anch'egli sudato, che le tiene una mano sulla
spalla, è in sala parto, partecipa, è pronto a piangere, a formu-
lare la frase interna, lo slogan intimo, che quella è la giornata
più bella della sua vita, e Monica ringhia, la bocca distorta,
transumanata, prima di ricadere esausta all'indietro. Sarebbe
accaduto una seconda volta, due giornate più belle della vita
intera. I figli erano due.
zi, come mi attendevo. C'era una vasca a filo di pavimento,
enorme, perfettamente circolare, divisa a metà da una parete
di ceramica ondulata, uno ying e uno yang perfetti. Me li im-
magino immersi insieme, separati da quell'onda verticale, il va
pore profumato dei sali, si stringono la mano, perché separati
dalla superficie ondulata della ceramica? Non potevano ab-
bracciarsi, lì dentro. Non potevano fare all'amore li dentro.
Potevano al massimo stringersi la mano, isolati nella medesima
polla, nel vapore che li unisce e li separa. Oppure immersi a
distanza di tempo, ognuno solo nel silenzio, i faretti offuscati
dal vapore acqueo.
Modalità di unione che sono modalità di disunione.
Non avevo niente da fare.
Ero lì per controllare.
Vinco la noia fingendo il segugio. Questa è pura finzione
poiché le cose capitano, accadono, travolgono. La mia storia è
un Vajont, quella di tutti del resto...
Fossi stato un personaggio di Houellebecq, mi sarei fatto
una sega, guardandomi allo specchio.
Fossi stato un personaggio di Pynchon, di DeLillo di Fo-
ster Wallace, di Vollmann, di Palahniuk, di Eggers, di Erick-
son avrei infilato la testa dentro il loro water.
Fossi stato un personaggio di Ellroy, avrei cacato nella tazza
e non avrei tirato lo sciacquone.
Fossi stato un personaggio di Lobo Antunes, avrei incen-
diato il bagno-
Fossi stato un personaggio di McEwan o di Auster o di
Amis o di Coe, non avrei fatto nulla.
Fossi stato un personaggio di Bret Easton Ellis mi sarei ti-
rato una riga di coca allineata sulla porcellana del lavandino.
Ma il lavandino non era di porcellana: era puro vetro. Una
sciccheria. Doveva essere costato una somma che valeva la
commissione di tre o quattro libri di uno scrittore di medio ca-
libro.
E, a proposito della riga di cocaina di Bret Easton Ellis: ve-
rificai. Trovai i residui. Massimo confermava lo stereotipo che
avevo azzardato con certezza cartesiana.
Tutto vero. Mi annoiavo.
La microscaglia bianca sfuggita all'aspirazione nasale dell'i-
diota. Le papille reagirono all'amarognolo. La cocaina è un'al-
tra storia. Forse, più avanti...
Annusai l'accappatoio di Monica, presumendo che fosse
quello di Monica, poiché erano due gli accappatoi. Annusai.
Aprii gli armadietti.
Spalancai la finestra, che dava sul un lato cieco del palazzo: si
scorgeva a malapena il sottopasso della ferrovia o della metro.
Mi guardai nello specchio. Non si possono fissare contem-
poraneamente entrambe le pupille. L'occhio non vede se stes-
so, infine. Meditazione su questo limite intrinseco, personale e
universale, intimo e mondano, il nostro teorema di Goedel in
formato tascabile, verificabile in ogni istante. L'immenso buco
nero che limita l'espansione indefinita, l'autocoscienza com-
pleta. Appannai con il respiro lo specchio, avvicinando le nari-
ci. Il respiro, questo filo pesante che lega la sensazione di es-
serci a ogni luogo in cui siamo. Che funziona legandoci anche
se la mente è altrove. Unifica la mente con la scrittura. Scopati
Monica, la padrona di casa. Esci dal bagno e fingi un'ubria-
chezza molesta, denunciando la pippata di cocaina dell'ospite.
Insulta, come da quando l'hai conosciuta avresti voluto fare e
non hai fatto, la psichiatra Manuela, la sua saccenza preterin-
tenzionale.
Fa' qualcosa.
Fa' qualunque cosa.
Giuseppe Genna "Dies irae", Rizzoli 2006, "24/7", 765 p., 17.5 euro
Souvenir dal Libano
http://www.beppegrillo.it/2006/07/erode_2006.html
I candidati sindaco del centrosinistra a Lecce. Il Gioco della Poltrona.
Il prossimo 17 settembre i cittadini leccesi che lo vorranno, saranno chiamati a esprimere la propria preferenza per decidere quale sarà il candidato sindaco del centrosinistra alle elezioni amministrative della primavera successiva.
I cittadini leccesi intervistati vivono le primarie come un simpatico giochino interattivo, che a settembre verrà ripetuto per la terza volta nel giro di un anno e mezzo e, come per qualsiasi reality show di grido, la curiosità si appresta a divenire abitudine.
Una buona abitudine all'esercizio democratico, stando alle dichiarazioni dei cittadini quanto a quelle degli stessi candidati.
Gli aspiranti sindaci del centrosinistra in lizza sono cinque: Loredana Capone, vicepresidente della Provincia di Lecce, presentata dalla Margherita; Antonio Rotundo per i Democratici di sinistra; Piero Manni, consigliere regionale presentatosi in modo autonomo dal suo partito, Rifondazione comunista; Beppe D'Ercole, assicuratore e presidente dell'associazione "Vivere Lecce", candidato da Italia dei valori; Giampiero Corvaglia, imprenditore nel settore ambientale e candidato autonomo della Margherita. La lista contava un ulteriore candidato, l'avvocato Fabio Valenti, poi ritiratosi lamentando il numero eccessivo di partecipanti alle primarie che riduceva tutto ad una "conta tra partiti".
Proprio il significato delle primarie è il primo argomento di riflessione da parte dei candidati: si dice che Stefano Salvemini, l'ultimo compianto sindaco di sinistra, abbia lasciato un vuoto di carisma e di attrattiva nei confronti di un elettorato destrorso per tradizione, e ora l'opposizione è in cerca di una chiara identità o almeno di un leader.
I candidati si esercitano dunque in virtù cavalleresche inneggiando al progetto comune dell'Unione, ottenuto dal dialogo e dalla concertazione, nel rispetto delle esigenze caratteristiche di ogni partito e incontro agli elettori, che disporranno di un più ampio ventaglio di proposte, che neanche al supermercato.
Fuori dal coro il solo Piero Manni, che dichiara: "Non è che sia favorevole alle primarie, le considero un surrogato per la leadership, qualcosa che salta il confronto interno dei partiti."
Tutti concludono, però, con la sicurezza che alle urne il centrosinistra arriverà compatto.
Cavalleria a parte, qualcuno sta già attaccando battaglia contro tutti, ma sempre con il fioretto: è il caso di Antonio Rotundo, che a proposito di giochi interattivi, ci presenta il suo progetto per Lecce, avviato da una convinta campagna mediatica, la "Buona Azione" e l'allestimento del sito internet (www.rotundosindaco.it).
"Da un lato raccogliamo le priorità, le indicazioni e le proposte, ma dall'altro capovolgiamo radicalmente la vecchia impostazione del legame tra cittadino e rappresentante: ogni cittadino è azionista della propria città, diventa proprietario della stessa, che quindi gli appartiene e proprio per questo deve prendersene cura, partecipando attivamente alla gestione e diventando protagonista.
Ogni giorno per quattro ore raccogliamo e distribuiamo le "azioni" in diversi punti della città: questo ai cittadini sta davvero a cuore e tutti dimostrano attenzione per l'iniziativa, anche gli anziani, che ho visto con piacere compilare in piedi e discutere a lungo dei problemi."
Beppe D'Ercole ribadisce questo concetto spostandolo ad assunto del suo mandato, che in sincerità giudica "fantapolitico": "Lavorerei utilizzando il sistema del dialogo, della comunione di idee e interessi di tutti, cercherei d'impostare l'amministrazione comunale in un sistema di relazioni con la cittadinanza differente da quello che è stato finora, creerei un inedito dialogo con i cittadini in base al quale decidere insieme prima di cominciare qualsiasi attività che dovesse comportare modifiche sostanziali o fastidi, restando ferma la podestà decisionale del sindaco: questo non è assemblearismo o associazionismo."
Il primo affondo degli alleati dell'Unione riguarda dunque l'amministrazione uscente e Loredana Capone è lapidaria: " Si può fare molto, proprio molto di più per Lecce."
Focalizzando l'attenzione su Adriana Poli Bortone, Piero Manni si è esposto per primo sfilandosi i guanti di piombo che finora venivano utilizzati nel tracciare un bilancio non autorizzato della sua gestione decennale, tratteggiando una catastrofe della democrazia, nonostante la consapevolezza di potersela ritrovare come avversaria, dovesse scavalcare la garanzia del secondo mandato e se l'editore sopravvivesse alle primarie: "Sarebbe una grande concorrente, agguerritissima, che ha dato un apporto sostanziale alla città e ha creato un grande feeling con la cittadinanza. Si tratta senza dubbio di una grande personalità, ma l'Unione non cerca di fare sistema o di guadagnare consensi su clientelismo e interessi, cerca anzi di reggersi sulle proprie idee."
Ancora D'Ercole, con ironia, esorcizza l'eventualità del Poli-ter: "Non può. L'attuale governo non ha in agenda modifiche alle regole esistenti almeno per i prossimi due anni. Per me, poi, è una questione di democrazia, perché il motivo per cui furono imposti i due mandati è la legge 81 del 25/3/1993, primo firmatario Giorgio De Giuseppe, leccese e persona degna. Fu un tampone per tangentopoli, una garanzia contro le lobby. Il 30 giugno scorso la Corte di Cassazione ha ribadito questo concetto al sindaco di Castelbottaccio, in provincia di Campobasso, che si è presentato per la terza volta. Nel 1776 gli americani volevano un re a tempo e non sapevano come fare, ma poi si inventarono la figura presidenziale a scadenza: prendiamo esempio da una democrazia che dura da trecento anni!"
I candidati individuano infine il più importante punto d'intervento sull'agenda del futuro sindaco, chiarendo perché votare per un candidato piuttosto che per un altro.
Corvaglia: "Il progetto che ho in testa ha cinque punti cardine: rivedere la municipalizzazione dei servizi, l'informatizzazione dell'amministrazione, l'occupazione, l'edilizia, la mobilità."
Rotundo: "Io vedo i giovani come la forza propulsiva del cambiamento radicale di cui sopra."
Capone: "Migliorare la qualità della vita dei cittadini leccesi incentivando il trasporto pubblico, i parcheggi di scambio e incrementando quelli tradizionali. E poi i servizi, soprattutto nelle periferie, per le categorie deboli. I leccesi mi dovrebbero votare perché sono una donna che realizza gli impegni assunti."
Manni: "La città è stata governata questi anni con un modello di sviluppo ineguale, ci si è preoccupati solo di certi luoghi, di certi temi, di certi problemi trascurandone e a danno di altri.
La mia idea centrale per Lecce è quella di invertire tale tendenza e far sì che ci sia uno sviluppo eguale per tutto il territorio urbano: il problema del traffico, ad esempio, non si risolve senza il decentramento di servizi amministrativi e commerciali che sgravino la pressione antropica dal centro. Con incentivi quali l'esenzione dall'Ici, tutti i quartieri avranno servizi essenziali e un trasporto pubblico ottimizzato per collegare le periferie tra loro e con il centro. Articolati con questo discorso i servizi e le case agli studenti, che sono una risorsa dalla quale non possiamo solo prendere. Il mio impegno si profonderà per le politiche del lavoro, cui la mia parte politica è tradizionalmente attenta. Capisco che un'amministrazione comunale non può risolvere il problema assumendo direttamente, ma può avviare una serie di iniziative che promuovano il lavoro."
D'Ercole: "Non abbiamo il petrolio, dunque la risorsa è il turismo, certo non quello "monicellare", che porta i turisti dalle marine con le piogge e con il panino già pronto. Lecce è ora visitabile massimo in un giorno: come sarebbe se si lasciasse da parte il fondo "acchiatura", quello che porta i soldi strettamente necessari a piccoli interventi, per progetti che amplierebbero la cultura leccese? Penso alle visite sotterranee dell'anfiteatro o alla farcitura del nostro grande castello: quanto costerebbe attrezzare una sala d'armi? Da vent'anni la mia associazione si batte per temi cui tutti gli altri approdano solo ora. Sono stato il primo, lotterò dall'interno."





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