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Archivio Maggio 2006

La nuova Lecce spirituale

di andrea aufieri (29/05/2006 - 11:51)

 

Ingresso "Mediaworld"
pressi "Ipercoop"

 

Presto online L'AlterEgo 06!

di andrea aufieri (22/05/2006 - 18:16)



L'Alter Ego06 raddoppia: sarà disponibile in due formati: elettronico e cartaceo! Non solo: questa volta sarà un numero di 56 pagine ricchissime per contenuti e collaborazioni, solo un po' di pazienza...

L'Alter Ego rivista
anno 2 n. 06
rivista fondata e diretta da
Angelo Petrelli
collettivo redazionale
Andrea Aufieri
Paolo Antonucci
Vito Lubelli

  

sommario

L'editoriale dei buoni sentimenti -Angelo Petrelli

Gli spazi ignoti 1.0:
"I trofei della città di Guisnes" di Antonio Verri,
presentazione e selezione testi a cura di ap

Recensioni
- Andrea Aufieri: "Questa storia" di Alessandro Baricco; "Il male di Dario Bellezza" di Maurizio Gregorini.
- ap: intervista a Mario Desiati, autore di "Vita precaria e amore eterno"; "Silenzio con variazioni" di Gianpaolo G. Mastropasqua.
- Vito Lubelli: intervista a Osvaldo Capraro, autore di "Né padri né figli".

Monografie
- Mauro Marino: "La stampa marginale a Lecce negli anni '70.
- Fabrizio Corselli: "Elogio della scultoreità poetica".
- Eugenio Imbriani: "Parentesi. Pasolini e le foglie".

Gli spazi ignoti della poesia
Paolo Fantuzzi
Simone Giorgino
Adriano Padua

I racconti de L'AlterEgo
- Roberto Lucchi: "Accetta due fustini senza alcun marchio in cambio del suo Dash?"; "Retromemoria".
- Elisabetta Liguori: "Stanza n.18".
- Giuseppe Cristaldi: prosa inedita.

Spazio Noir, a cura di V.L.

Cogito Dunque Cogito - Speciale Elezioni

Buona Lettura!

Michelangelo Zizzi. Una poesia.

di andrea aufieri (15/05/2006 - 21:46)


Per questo e solo per questo ti chiedo,
ti prego Sofia,
non dire non aggiungere altro
non oltre
quel tuo odore di cacciagione che prediligo

in sortite di gotici silenzi alle tue,
alle mie carni
quando intrasferibili, indicibili
lo stigma che uno spiffero di vento segna siamo
una folata riaccendevole
e senza quei catrami
quelle lichenose ramaglie
del ridire, spiegare,
senza quei codici che altri ci chiedono
per aver amato.

Tutte quelle spiegazioni, quei minuziosi musei,
quelle posture cristalline da scegliere,
quei convenevoli giusti.

    

Michelangelo Zizzi, "Del sangue occidentale",
Lietocolle 2005, 'Il Graal', 60p.,10euro 

Attenzione Attenzione2!

di andrea aufieri (10/05/2006 - 15:13)


Attenzione Attenzione!

sono ancora su
Scritture Bop
il blog di
Francesco Sasso
e
Irene Leo
questa volta con
2 poesie.
Un grazie speciale
a
Enrico Calò,
che a suo tempo
mi erudì nell'uso
dei programmi adatti,
e ha anche aiutato
la redazione de L'ALTER EGO
nelle sue avventure!

Kerouac, "I sotterranei"

di andrea aufieri (05/05/2006 - 20:53)


Jack Kerouac, da "I sotterranei"


Per fare il furbo le dissi: balliamo - prima aveva
 avuto appetito e io avevo proposto (e difatti si andò) di com-
 prare l'ovetto da Jackson e Kearney e ora lei lo bolliva (poi
 mi confessò che a lei le uova non piacevano anche se
 sapeva che è il mio piatto preferito: preannuncio del
 mio comportamento in seguito, già glielo ficcavo a forza in gola e lei nel
 suo dolore sotterraneo non aspirava che a mandarlo giù) ah
 - Ballando aveva spento la luce, così, al buio, la baciai
 -vertigine, vortice di danza, inizio, solito inizio d'amanti
 che si baciano in piedi in una stanza buia e la stanza è
 quella della  donna a cui l'uomo fa di tutto pur di arrivare; e
 poi andò a finire in selvaggi contorcimenti, lei sul mio grembo
 anzi coscia e io che la faccio volteggiare in tondo protesa
 all'indietro per l'equilibrio e attorno al mio collo le sue braccia
 che venivano ad infuocare il me che allora era soltanto hot. E quasi subito
 seppi che lei non aveva fede e non avrebbe potuto prenderla da nessuno
 - figlia di madre negra morta mettendola al mondo, di padre ignoto,
 un mezzosangue cherokee un vagabondo che sbatacchiava le sue scarpe rotte
 per le grigie pienure autunnali sombrero nero e sciarpa rosa accoccolato
 alle griglie delle salsicce e vuotava bottiglie di Tokai e le scagliava
 nella notte gridando 'Yaa Calexico!'. Svelto a tuffarti, mordi, spegni
 la luce: nascondo il viso per la vergogna, faccio all'amore con lei
 forsennatamente perché sono digiuno da quasi un anno e la foia mi mette
 a terra - le nostre piccole intese al buio, i veri da non dire perché
 dopo fu lei a dirmi: "Gli uomini son così buffi, cercano l'essenza,
 e la donna è l'essenza, ce l'hanno lì tra le mani, ma loro scappan via a
 mettere su grosse costruzioni astratte'. 'Vuoi dire che
 dovrebbero starsene con l'essenza, cioè star sdraiati sotto
 un albero tutto il giorno con una donna? Ma Mardou, questa
 è una vecchia idea, una cara idea, non l'ho mai sentito
 meglio espressa e non l'ho mai immaginata meglio'. 'Invece
 loro partono e fanno grandi guerre e considerano le donne
 come prede invece che come esseri umani, be' amico può
 darsi che in tutta questa merda io ci stia dentro fino al collo
 ma certamente non voglio nemmeno un poco (sulle sue dolci
 e colte labbra accenti da generazione nuova). - E appunto
 dopo aver avuto l'essenza del suo amore, anch'io metto in
 piedi costruzioni di parole grosse e così la tradisco veramen-
 te - e racconto storie da fogliastro scandalistico rigagnolo del
 bucato del mondo - la sua. La nostra storia, di quei due mesi
 del nostro amore in cui (pensavo) si fece il bucato una sola
 volta perché lei, che era una sotterranea solitaria, passava
 giornate d'ozio e quando decideva di andare al lavatoio con
 le altre di colpo si accorgeva che era troppo tardi e le lenzuo-
 la restavano grigie (a me piacciono perché son così morbi-
 de). - Ma io non posso in questa confessione tradire il più
 intimo, le cosce e quel che le cosce racchiudono - e poi per-
 ché scrivere? - le cosce racchiudono l'essenza - eppure
 anche se dovessi giacer lì dentro e venirne fuori poi alla fine
 ancora lì tornerei, pure sento che debbo scappare via e
 costruire - per nulla - per le poesie di Baudelaire.

Kerouac letto da Astremo

di andrea aufieri (03/05/2006 - 09:04)


Jack Kerouac il violentatore della prosa

di Rossano Astremo, Icaro ed., "Letterature", 96pp, 10euro

 
"Jack Kerouac ha violentato a tal punto la nostra immacolata prosa, che essa non potrà più rifarsi una verginità"

Fedele all'interpretazione che Henry Miller ebbe della scrittura nuova, sperimentale, totale, rivoluzionaria quanto irreversibile espressa da Kerouac sul famoso rotolo da telescrivente, Rossano Astremo ci guida nell'universo deviato della generazione beat.
Già a metà degli anni Quaranta l’American Dream va sciogliendosi tra le dita dei nuovi giovani, quelli attratti dalla musica nera, i "best minds" che Allen Ginsberg immortala nel suo "Urlo", pieni di idee e alla ricerca di quella "perla" vitale che Kerouac sfiora in tutta la sua vicenda e annuncia di aver riconosciuto in Neal Cassady. Questa "gente nuova" cerca equilibri nuovi dandosi all'alcol e alla droga, strumenti essenziali all’urgenza del narrare di Kerouac, capace di terminare i suoi romanzi senza riposare, nell'arco di una notte come di tre giorni.
I beat rifiutano il conformismo e non vengono alienati dalla società, bensì rifiutano, con le variazioni di chi lotta e diviene vittima del maccartismo.
Ma più di questo fattore, noto agli scrittori già dalla notte dei tempi, dal boulevardier Ovidio per arrivare al compiacimento della decadenza di sé di cui ci testimoniano le vicende di Poe e i "petits poèmes en prose" di Baudelaire (come in una curiosa catena, fu il francese a tradurre l'inglese lanciandolo in Europa e l'autore de "L'albatros" è idolatrato da Kerouac), fino ancora, per tornare agli USA, a John Fante, beat ante-litteram e ispiratore di Bukowski. 
Ancor più delle biografie e dei contenuti è utile soffermarsi sulla metodologia utilizzata dallo scrittore di Lowell per comporre i suoi romanzi: la tecnica individuata è quella dell'orgasmo, dell'improvvisazione bop alla Charlie Parker, dove si parte da un nucleo centrale- il "gioiello"- per spendersi completamente nel vortice estatico del proprio io, tirato su con l'accumulo delle esperienze e delle intuizioni del momento, la sovrapposizione di più piani narrativi, con il racconto spezzato dal flashback e quest'ultimo deviato da divagazioni d'ogni genere.
Uno dei contributi fondamentali dei beat alla letteratura è stato senza dubbio questo mortificare l'interior monolgue joyciano, renderlo un flusso "d'incoscienza", processo in cui lo scrittore si trasforma in medium del cambiamento di stato di suoni e colori (da non tralasciare il contributo di Pollock all’immaginario e alla ricerca beat) che assumono la forma di parole.

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