VOTA RAMONA!
E' un'ospite graditissima di questo blog, nel quale è entrata in punta di piedi (così si chiama la sua pagina persnonale), in occasione del piccolo itinerario degli orrori leccesi da me proposto tra settembre e ottobre. In punta di piedi ma aggrappata col cuore al mistero sacro della citta di Lecce, che ricorda con il fare tipico degli innamorati folli, sempre in bilico tra passione e odio.
L'aria di Belluno ha di certo significato per lei l'indipendenza, ma Lecce è stata la sua infanzia e la sua adolescenza, un'esperienza unica, a suo dire, indecifrabile, indelebile.
Proprio l'essere leccesi è stato il filo conduttore del nostro primo contatto via e-mail.
E subito mi ha colpito, di Ramona Corrado, il suo scrivere a cuore aperto, in modo intimo, coinvolgente.
Vi invito a fare un giro dalle parti del suo blog, per conoscerla, e per sapere quanto è importante per lei la possibilità che la rivista nazionale "Intimità" le ha concesso. Il settimanale della Quadratum Edizioni, ha infatti indetto un concorso letterario, che verrà valutato, tra gli altri, dal conduttore ed autore tv Paolo Limiti e dalla scrittrice Maria Venturi. Ed il racconto di Ramona è tra i quattro finalisti che i lettori potranno votare fino al 15 dicembre, tenendo però conto che questa è l'ultima settimana in cui la rivista pubblicherà la cedola necessaria per esprimere le proprie preferenze.
Ho letto personalmente il suo racconto :"Renzo, Lucia e il perdono" è un istante denso ed intimo, poche pagine d'intensa emotività e drammaticità. Una storia ben raccontata, che altrimenti non pubblicizzerei. La Quadratum non ha risposrto alla mia richiesta di pubblicarla, quindi ciò che ora vi chiedo, da questo ultimo giovedì utile, è di dedicare dieci minuti del vostro tempo a Ramona, magari scriverle una mail per leggere il suo racconto, e poi decidere se andare in edicola-giovedì primo dicembre-e spedire la cedola con il vostro voto per lei.
Ringrazio per la pazienza i visitatori di questo blog e confido nella loro risposta. Ed un "in bocca al lupo" a Ramona!
George Best...on Goal...

"Nella vita ho speso un sacco di soldi in bevute, belle donne e auto veloci,
tutto il resto l'ho sperperato."
L'alter ego 05. Nota di Luigi Caricato e sommario.

Ecco le incoraggianti parole che Luigi Caricato, autore de "L'olio della conversione"-Besa-; ha dedicato al giovane collettivo redazionele de "L'ALTER EGO" al momento dell'invio dei suoi dati biografici:
'Sono contento che "L'alter ego" esprima un'anima anche cartacea, perché in tal modo diventa una ulteriore sfida a tante riviste belle fuori ma evanescenti. Quando ero a Lecce, da ragazzo, la città e i suoi dintorni non mi apparivano in uno stato letargico, ma di morte apparente. Per questo sono un po' più ottimista per l'oggi: ho notato una certa reazione, non di tutta la società, è vero, ma almeno di una piccola parte che sa però farsi sentire. In bocca al lupo per tutto.' Desideriamo ringraziarlo postando la foto che per mtivi tecnici non abbiamo potuto inserire nella rivista.

IL NUOVO NUMERO. Conscio ormai delle scarse risorse economiche a disposizione, il collettivo annulla la vadenza bimestrale e punta molto sullo spessore dei contenuti proposti. A seguito di un editoriale sprezzante le commemorazioni fine ad esse stesse, in questo numero il filo conduttore sarà un resoconto, un'altra voce su quanto di meglio- e di peggio- l'editoria e/o gli autori salentini hanno saputo proporci da un anno a questa parte. Ringraziamo, inoltre, gli autori Vito Lubelli e Paolo Antonucci che in- e speriamo da- questo numero forniscono il loro prezioso contributo.
Ecco il sommario:
Recensioni.
Paolo Antonucci su:
"Poeticircus" a cura di G. Goffredo, Poiesis Ed.;
"Neuropa" di Gianluca Gigliozzi, Luca Pensa Ed.
Vito Lubelli su:
"La carne muore" di Rossano Astremo, scaricabile su musicaos.it;
"Il credito dell'imbianchino" di Elisabetta Liguori, Argo Ed.
Andrea Aufieri su:
"Tutte le poesie" di Vittorio Bodini, a cura di O. Macrì, Besa Ed.;
"La carne muore" (cit., leggi qui l'anteprima su Vertigine);
"La stanchezza della specie" di Vittorino Curci, Lietocolle Ed.
Angelo Petrelli su:
"Uno" di Antonio De Mitri, Manni Ed.;
"Terra nera" di Giuse Alemanno, Stampa Alternativa Ed.;
"L'olio della conversione" di Luigi Caricato, Besa Ed.;
"La stanchezza della specie" (cit.).
Rubriche.
"L'editoriale dei buoni sentimenti" a cura del direttore e fondatore Angelo Petrelli;
"Il mondo è bello...perché è vario!": voci e recensioni a confronto;
"Perché disprezzo la tua genia e miro alla sua estinzione": momento finale enigmatico tutto da scoprire...
Considerazioni personali. Ho più volte dichiarato, su questo stesso blog, di scrivere laddove me ne danno l'opportunità: personalmente credo nella voce che l'alter ego tenta di far ascoltare e nella qualità dei suoi contenuti. Come molti aspetti della nostra vita odierna, questa rivista soffre di una certa precarietà, la quale fa sfociare in dichiarazioni scherzose ed un pò amare come quelle leggibili in seconda. Spero che i lettori le comprendano, anche, e giustamente, creando il polverone che possono creare. Ma non tacciando il sottoscritto e gli altri redattori di faziosità che non appartengono loro.
Musicaos. Momenti Critici Letterari

In questo numero:
1.Testi:
NARRATIVA Elisabetta Liguori, Pasquale Iannucci, Rossano Astremo, Maria Zimotti, Beatrice Protino, Silla Hicks, Paolo Polvani, Vito Lubelli.
POESIA Manila Benedetto, Oronzo Liuzzi, Stefano Donno, Cristina Raso, Davide D'Elia, Biagio Liberti, Luigi Massari, Lia D'Arcangelo.
2.Interventi:
Luciano Pagano su 1527. I lanzichenecchi a Roma di Andrea Moneti - Stefano Donno su Isabella Santacroce, "Lovers" e "Dark Demonia" - Harry G. Frankfurt. Stronzate (un saggio filosofico) - Rossano Astremo su "L'anno luce" di Giuseppe Genna - Fabrizio Corselli "Il Silenzio di Lacoonte", tra Estetica e Mito: il dolore come dimensione oggettiva del comporre - Francesco Sasso Leitmotiv. Appunti dal mio bunker - Erminia Daeder La casa muta e il possibile equilibrio "Una terra per Siran" di Manuela Avakian - Andrea Aufieri "Croce senza amore" di Heinrich Böll - Beatrice Protino "Genio e follia. Vincent Van Gogh" - Luigi Levante "John Carpenter".
3. Da oggi, su Musicaos.it, è possibile scaricare in formato PDF "Brindisi e cipressi", raccolta di versi scritta da Marina Pizzi, ecco qui uno stralcio preso dalla postfazione, scritta da Stefano Donno.
"La parola poetica della Pizzi, pur nella sua dimensione evocativa ed anarchica, perora ed appaga una ricerca di senso attingibile dall'antroposemiotica emergente dallo statuto delle cose, epperò riformata e risolta in una weltanschauung della coscienza poetante. La quale nel disordine babelico e ultracaotico del mondo (" (...) Oggi l'Internet è mio Padre/ padre, padre qualsiasi/ (qualunque è ormai oltre al superfluo)" (20).; " (...) Il benessere è un'invenzione/ un inganno dei media/ delle sfingi senza costrutto" (21) ), scopre un destino in perenne instabilità, destinalmente funambolico, in bilico come direbbe Franco Battiato tra sesso e castità . Una cosa possiamo dirla con certezza: quella della Pizzi è una poesia dalla rara bellezza, che gode dell'abilità di questa poetessa nel continuo risemantizzare, frantumare l'ordo verborum tradizionale, e soprattutto in grado di condensare il corpo poetico in un sistema dello Scacco, della Morte, dell'Effimero, del Degrado, dell'Ossessivo, dell'Ingiusto."
I nostri lettori, grazie a "Sconforti di consorte" e non solo, conoscono la sua voce, una scrittura che affronta le sfaccettature e le densità del fenomeno, con acutezza di spirito; una poetessa, Marina Pizzi, dalla rara forza e statura. Una voce che si leva sul deserto e la miseria imposti alla vita di ogni giorno, senza retorica e lusinghe un'analisi poetica e spietata delle ultime cose.
4. Dal questo mese e periodicamente, pubblicheremo nella sezione chiamata Written on musicaos! (WOM!) una selezione di nostri interventi tradotti in lingua inglese. Le traduzioni sono a cura dello studio NEMI Translations (Vicenza). Cominciamo con la traduzione dell'intervento su "2005 dopo Cristo" (Babette Factory) scritto da Luciano Pagano e con quello su Isabella Santacroce scritto da Stefano Donno, a seguire, nel mese di dicembre, Valeria Parrella, Tiziano Scarpa, Antonio Pascale e altri...
5. E' in libreria Tabula Rasa 04 (Besa Editrice)
"[...] La sezione si intitola Dialoghi e critica e contiene interventi inediti, a eccezione di due testi (scritti da Stefano Donno ed Elisabetta Liguori) comparsi sulla rivista elettronica Musicaos.it. Vi confluiscono i dialoghi veri e propri, le interviste con gli autori, le recensioni e dialoghi differiti tra un'opera e un lettore, nel rapporto originale che nasce ogni volta che aprendo un libro, in realtà, cerchiamo un riflesso di noi stessi nel quale leggerci. In questo numero vengono affrontati testi appartenenti alla recente produzione letteraria. Apre la sezione Monica Mazzitelli, in dialogo con Girolamo De Michele (Tre uomini paradossali, Scirocco) e compaiono recensioni di Mauro Favale, Francesca Turrisi, Mino Degli Atti, Manfredi Starace e Francesco Dezio (con un reportage inedito). Per la critica sono approfonditi aspetti della contemporaneità quali la scrittura in rete e le antologie poetiche e due autori della recente contemporaneità che tuttavia si sono già oltrepassati in altre direzioni preludendo ad altri modi della propria maturità di scrittori ovvero Antonio Pascale e Tommaso Pincio. Tabula Rasa 04 si propone di fare da ponte tra le diverse esperienze che si intrecciano, quelle dell'operatività culturale ed editoriale da una parte, e quelle della critica militante dall'altra, nelle infinite sfaccettature che potranno crearsi tra letteratura e azione. Accadrà quindi che la rivista cartacea diverrà luogo di approdo per testi che hanno navigato a lungo sulla rete oppure porto di partenza per interventi, idee o spunti che sono pronti per germinare nel dialogo incessnte con i lettori, dalla carta alla rete, dagli interventi ai commenti. [...]"
Lettera editoriale, Luciano Pagano
Tabula Rasa 04 (Besa Editrice)
Il numero verrà presentato in occasione dell'XIsima Fiera Nazionale del Libro di Campi, presso la Città di Campi Salentina (Le), Sabato 26 Novembre alle ore 15.00, saranno presenti due dei redattori, Mauro Marino e Luciano Pagano
6. Dal 31 ottobre più di 200 persone hanno scaricato MIGNOTTA, disegnato e sceneggiato da Giovanni Matteo, che si è liberamente ispirato ad una 'relazione per un produttore', scritta da Pier Paolo Pasolini nel 1954 e pubblicata nel volume, edito per la prima volta da Garzanti, intitolato "Alì dagli occhi azzurri". Giovanni Matteo conferma di essere, oltre che un bravo artista e disegnatore - suo il filmato "Il grafologo della città di Nova York" da un testo di Tiziano Serra, classificato tra i dieci finalisti di DoctorClip al Festival Internazionale Roma Poesia del 2005) - anche un ottimo narratore. Nel prossimo mese verrà pubblicata la prosecuzione dello sceneggiato a fumetti liberamente ispirato al progetto di P.P.P.
7. Non è uno scherzo, dopo una prima selezione di oltre 7000 siti, una seconda di oltre 4000, Musicaos.it è Sito Eccellente al Premio Web Italia 2005, cosa vuol dire? Intanto che poi tanto caotico non è ;-), e poi che, quando anche non andasse in nomination per vincere, comunque, il risultato ci riempie di orgoglio e ci ripaga del lavoro svolto fino ad oggi, spronandoci a continuare così.
8. COMUNICAZIONI DI SERVIGIO
RICEVIAMO E SEGNIALIAMO
Tributo all'Assente
parole e suoni, incontri tra scritture
a cura di Isabella Bordoni/Progetto per le Arti
all’interno di Incontri con l’Autore a cura di Giuseppe Prosperi dal 1994
Sabato 3 dicembre 2005 ore 10.00, incontro con Erri de Luca.
L’autore incontra gli studenti del Liceo Scientifico Einstein di Rimini sul proprio lavoro
e lungo parole chiave come Infanzia, Storia, Contemporaneità, Identità, Nomadismo, Corpo, Ascolto, Sguardo, Altro...
Isabella Bordoni è voce per parole di Barbara Balzarani, Paul Celan, Edmond Jabés, Rainer Maria Rilke
Sabato 14 gennaio 2006 ore 10.00 Incontro con Milo de Angelis.
Conversazione e letture di Milo de Angelis con Stefano Scodanibbio contrabbasso, Isabella Bordoni è voce
dei versi di Lucrezio da "Sotto la scure silenziosa", frammenti dal De Rerum Natura a cura di M.de Angelis.
Gli incontri si svolgono nell'Aula Magna del Liceo Scientifico Einstein 47900 Rimini (RN) - Via Agnesi M. G., 2
Un ringraziamento particolare va a Stazione Topolò per i contributi video e a Ilio Pulici/Block 60 per l’aiuto amichevole.
Gli incontri sono rivolti agli studenti del Liceo Einstein,
la partecipazione di persone esterne alla scuola potrà avvenire in base
alla disponibilità dei posti in Aula Magna e previa comunicazione a:
ib-arts@dyne.org || isabella.bordoni@tin.it || http://www.ib-arts.org
Aspettando l'alterego05. In anteprima la mia recensione su Bodini

Vittorio Bodini, Tutte le poesie,a cura di O. Macrì
Besa 2004, collana "Cosmografie",240pp, 14 euro

Non cerco la poesia. Non l'ho mai cercata. Aspetto che sia essa a trovarmi. Spesso mi sono occultato così bene fra circostanze e luoghi da rendermi irreperibile.
Una buona occasione per parlare ancora di Vittorio Bodini, l'interesse per il quale sembra aver goduto di rinfocolamento anche grazie a questo libro.
Il 2005 ha visto infatti la pubblicazione di uno studio sul Bodini narratore, mentre al museo provinciale S. Castromediano, nell'ambito della rassegna "Salento negramaro", si è tenuto un seminario di presentazione per una mostra sui rapporti tra Bodini, Lorca e Alberti prolungata per tutti e tre i mesi estivi.
Felice, dunque, l'idea di ripubblicare il lavoro di Macrì, che rispolvera il saggio di presentazione del '72 per Mondadori, ampliato fino alle succose 55 pagine che illuminano aspetti tecnico-contenutivi dell'opera del poeta originario di Bari, oltre ai decisivi scorci biografici (il rapporto con la madre, i viaggi, le sofferenze, l'ironia, l'alcol, le profezie di morte).
Gli stessi contenuti presentano gravide novità: oltre alla doverosa appendice contenente la breve stagione futurista, leggiamo anche i "frammenti di martirio", annotazioni sparse su 61 foglietti intitolate "Collage".
Una buona occasione, si diceva, per sdoganare di Bodini, e questa volta si spera in via definitiva, il particolarismo provinciale che lo relega ad essere un defilato comprimario di una élite poetica che continua ad escluderlo dalle antologie, proponendo, magari, poeti dialettali meneghini.
Va fortemente sottolineata, invece, la dimensione europea convinta del poeta e l'originalità del suo fare poesia, la cui unica ed ingiusta colpa è stata- ma ne siamo sicuri?- il non aver fatto scuola. Per realizzare l'impresa, Macrì si avvale delle vicende personali ed artistiche di Vittorio: il soggiorno a Firenze segna la volontà di costruirsi una seconda città natale, la stessa della lingua italiana. Lì si contamina con gli ermetici, dei quali rifiuterà per natura la dignità apolitica, in quanto lui lottò contro il fascismo fino ad essere arrestato. Anche in Spagna, pur sorvegliato, tenne contatti con gli intellettuali antifranchisti, arrivando poi ad asserire, nel suo L'esperienza poetica, che tra le cose cadute v'è l'ermetismo. In merito al soggiorno madrileno, durante il quale intinse la penna nell'esperienza surreale barocca, dichiarò che per me barocco è rivolta: una luce nuova della quale inondare una caratteristica del suo sud, stile secentesco atemporale, borghese, dormiente. Ancora, possiamo pensare ai versi, internazionali non globalizzanti, dedicati a Isobel Gerson: "Isobel dalle braccia d'olio e al polso/il braccialetto con le bandiere d'Europa,/come ti piacerebbe, se fossi qui,/ essere inghirlandata con ghirlande/ di peperoni rossi ."
Smaltita l'ebbrezza di vita assunta in terra di Spagna, egli tornò quasi esausto, tanto da non scrivere molto nel primo anno successivo al ritorno, limitandosi a stimolare il suo pensiero con voluttuosi ghirigori, parte dei quali ornavano il libro Poesie, edito da BESA nella collana Lune Nuove. Più tardi anticipò costernato le vacuità del boom (la descrizione che Macrì ci regala assomiglia al ritratto che Sereni fece di Saba all'indomani delle elezioni politiche del '48).
Di quel periodo i primi sintomi della poesia che lo porterà a pubblicare Metamor, a confortare, cioè, con mestizia il pre-linguistico. Il periodo apre a nuovi mostri metaforico- surreali, usciti da un nuovo inferno (la civiltà industriale). Cosa significa Metamor? Metamorfosi impossibile, metà amore, metà morto. Notevole l'utilizzo del linguaggio tecnico alienante ed automizzante tipico dell'era industriale.
Tra le gemme- manifesto di questo modo di far poesia spicca "Canzone semplice dell'esser sé stessi ", che manda in frantumi il correlativo oggettivo di eliotiana e montaliana memoria, stabilendo l'effettiva impossibilità dell'uomo, nella nuova società, d'identificarsi nelle cose, troppo spesso plastiche ipocrite. L'io conosce così la solitudine dalle cose e di questo ha paura. Una risposta a tale inquietudine viene data in "Testo a fronte ", il messaggio più potente, forse, della poetica bodiniana: "Mio me stesso possibile, allora sì/potremmo testualmente raffrontare/i pro e i contro(…)le riserve/di morte e di poesia "
Ancora, da Macchina per vivere : "Se fossi morte o pietà/ucciderei tutti i poeti/o solo i vecchi poeti/o soltanto la vecchiaia nei poeti "
Con l'accento maudit dell'ultima stagione, pur avvenendo ciò che Macrì definisce ripiegamento epilinguistico sulla propria grammatica e poesia, non viene meno il fine salvifico ad essa affidato.
I "mezzi foglietti" di Collage, appartenenti agli anni '69 e '70, sono esili frammenti di poesia in divenire, capaci però d'autonomia sia singolarmente che nell'insieme, di qui il titolo che l'autore assegnò loro, nonostante fossero bozze di progetti futuri, facendosi profeta sprezzante del suo stesso destino.
Una sorpresa.

Non faccio una visita di giorno e una di notte sul blog del fondo Verri, e che ti ritrovo? La poesia con la quale mi classificai terzo al premio "Città di Lecce", sez. Emergenti: quale odore?
Vederla lì mi ha creato una strana emozione: sembra passato un secolo, sono solo cinque anni. Avevo da poco stretto amicizia con un aspirante giornalista, poeta, narratore di nome Luca De Giorgi. Ci si frequentava spesso al corso di giornalismo indetto dal mio istituto superiore, il magistrale "P. Siciliani". Si lavorava e si facevano grandi risate.
Lui mi regalò la sua raccolta di poesie "Specchi riflessi", edito LiberArs (...) ed io mi decisi a mostrare per la prima volta a qualcuno un mio piccolo racconto, quasi una prosa poetica ispirata da amore, profonda conoscenza-o affinità- con una ragazza, e dalla taranta del Canzoniere Grecanico Salentino.
Perché non scrivi poesie?, fu la sua enigmatica reazione. Avevo rabbia e amore, nonché la Notte, per poterle scrivere. Fuori da discorsi della critica, dai circoli, dalle letture collettive. Solo con i libri.
Con l'approssimarsi del Natale, Luca mi passò le fotocopie di un concorso di Lequile. Misi insieme alcuni versi e li spedii. Fiasco. Erano arrivati pochissimi componimenti e le nomine furono ridotte da 15 a 5. E io restai con un palmo di naso. La seconda poesia la sapevo più mia, dichiarazione d'amore per un posto, una sensazione, un amore, apertura alle etnie che colorano il centro storico di Lecce. E amore anche per le nuove luci, per la bianca pietra non più di quel colore tipo piscio che per anni isquallidì il nostro barocco.
Aveva alcuni problemi, quella poesia. Il primo è che per lunghezza non sembrava per niente una poesia, poi presentava elementi scontati. Scontati come ilventoilsoleilmare. Cui non rinunciai per celebrarli miei. Per ribadire che non sempre uno stereotipo è tale se è davvero sentito. In quei momenti non pensi mai al "già detto, già visto", c'è solo il "proprio sentire".
Poi andò bene, ed io presi malauguratamente un pochino di coraggio nel proporre le mie poesie agli amici. Finché non venne il primo presuntuoso progetto di raccolta, "Come Nasce" che in realtà potrebbe essere la storia di un aborto spontaneo. Poi Rossano Astremo e Musicaos e,...beh, solo i sogni.
Ora, se i Rolling Stones dissero "It's only Rock'n'Roll", permettetemi, di mio, di dire che è solo una Poesia. Ma che per essa vivrei e per essa morirei.
Bellezza nuda. Inediti di Maria Pia Romano

Bellezza nuda
Nelle pieghe della carne
vibra il sapore della vita.
Ogni volta che
accolgo l'amore in me.
Ha il volto del mare
il suono di luna.
Felicità accarezza la pelle.
Amo.
(5 luglio 2005)
Viaggi
Fette di mare e schizzi di cielo
nel viaggio.
Il treno s'insinua s'arresta s'espande.
Nella brezza
di pace gli istinti
d'amore.
Lingua, cosce, carne.
L'assalto insidioso del giorno
non scarnisce l'incanto.
Le immagini s'intersecano s'agitano s'assestano.
Non comprenderti
ed unicamente amarti.
Respirarti
spogliandomi di me.
E la musica
moltiplica
l'enigma e la gioia
su binari
di sogno e di sangue.
(10 luglio 2005)
Suoni
Occhi
cercano orizzonti
di mari inesplorati.
Onda bianca di luna,
schiuma intensa d'amore.
Voci narrano storie.
Dita
corrono sulla riva
di mondi sconosciuti.
Plasmano armonie, spirali d'emozioni,
sabbia e lacrime, fotografie d'istanti.
Sfocano i contorni, esaltano i colori.
Mani
giocano lungo argini
di vento e di luce.
Profonda la bellezza,
intensa la verità
del cuore che ama
l'essenza del mondo
facendosi musica
nel tempo dell'anima.
(4 agosto 2005)

Maria Pia Romano è nata nel 1976 a Benevento, giornalista, collabora con il Corriere del Mezzogiorno, quiSalento, Il Sole 24 ore e dirige NightChannel.it. Responsabile dell'ufficio stampa della Facoltà di Ingegneria e del Dipetimanto di Ingegneria dell'Innovazione dell'Università di Lecce.
Di Maria Pia Romano è recente la pubblicazione della raccolta "L'estraneo" (Manni 2005, 72pp, 8 euro, leggi qui la mia recensione su musicaos) ed è di prossima uscita la prosa "Onde di follia" (Besa 2006).
In mezzo, le sue poesie umide e sensuali. Intrise dei suoi topos poetici ed erotici, quali la musica, gli astri, il mare. Tutto sentito in un profondo gioco dei sensi ed in un per nulla celato gioco erotico, certamente sentito e condiviso con il lettore senza ipocrisie, senza la costruzione di ambigue e misteriose figure commerciali che si torvano oggi in grossi stock nelle librerie.
L'artista (e queste poesie sono anche un edonistico omaggio alle arti) sente, ama, riversa sulla carta il momento di felicità reso così fotografia, musica capace di cogliere "il tempo dell'anima", istante eterno, infine. Misto tra profondità immortale dell'effimero-la bellezza- e le sfuggevoli impressioni (schiuma intensa, spirali, sabbia, lacrime), immagini che "s'intersecano s'agitano s'assestano".
Mi piace concludere suggerendo di leggere la poesia della Romano come poesia del mare, come di quegli "occhi che cercano orizzonti di mari inesplorati".
Andrea Aufieri
Mauro Marino. Per una nuova politica culturale.

C’era e ancora c’é un’ipotesi nuova da affrontare in tema di politica culturale nel territorio salentino, in Puglia e nel mezzogiorno d’Italia. Il Salento è utile laboratorio, un cantiere di vocazioni in atto e può giocare un ruolo importante in questo ambito, nel definire buone pratiche, sintonie, che all’azione culturale istituzionale saldino un’operatività più vasta che guarda al benessere, alla qualità della vita delineando uno sviluppo territoriale armonico e compatibile. Un tema tracciato nelle proposte elettorali da Nichi Vendola nella sua battaglia ‘per una Puglia migliore’ e prima ancora dal presidente Giovanni Pellegrino, nella sua campagna della primavera 2004 per la Provincia di Lecce. Ambedue contemplavano una ri-modulazione dell’intervento in merito alle politiche culturali, definendo percorsi specifici ed orientamenti che è necessario pienamente attuare per un efficace progetto che disegni ed indichi le finalità di una nuova strategia di contatto e di riconoscimento delle energie creative presenti sul territorio. Costruire strumenti per andare incontro al ‘fare’, può corrispondere e soddisfare una necessità diffusa. Un intento politico rinnovato, in un progetto che guarda alla Puglia e al Salento nell’opportunità di divenire significativa sponda di qualità culturale in una filiera accordata, armonizzata in sintonie. La particolarità territoriale al di là di ogni considerazione e posizione sull’identità, sul valore della tradizione, sulla necessità o meno di innovare, contaminare, adeguare, porta in sé una cifra, una ‘Poetica’, che necessariamente bisogna accudire e crescere senza distrazioni, investendo sull’insieme articolato di questo ‘strano mondo’, affollato di creativi, di artisti in cerca, che in autonomia e nella necessità di definire un proprio peso e ruolo nella vita delle comunità hanno saputo creare, comunicare, affermarsi. E’ necessaria un strategia complessiva e larga che comprende l’intero territorio e le sue energie. E’ fuor di dubbio che la qualità messa in campo dal Centrosinistra con le amministrazioni guidate da Lorenzo Ria, sia stata di una caratura dichiaratamente culturale che ha saputo intercettare, dialogare, finalizzare, accogliere, sostenere, quella spinta che il territorio esprimeva e continua ad esprimere: la conferma di uno stile, di una sensibilità densa di esperienze, ‘in tempo con il tempo’ finalmente senza soggezione e sentimenti di subalternità! Il Salento è nato alla sua Lingua e con essa, pienamente esplicandola, attrae, richiama forti attenzioni, seduce. Le politiche culturali del Centrosinistra hanno acceso dei motori ed hanno saputo accogliere altre andature, avviando la costruzione di esperienze valorizzanti. Ma non è tutto. Molto ancora si prospetta, tentando un’operatività ‘specialmente attenta’, in ascolto, capace di autocritica lì dove è mancante e soprattutto in grado di sintonizzarsi con la necessità di definire valori utili a riempire i vuoti che la contemporaneità sempre con più incidenza produce. La cultura non è spettacolo, è possibilità d’espressione e di apprendimento, quanto più diffusa è questa opportunità tanto più largo diventa lo ‘star bene’ che è godimento del poter dare, del sentirsi in atto, dichiaranti e non solo consumatori, destinatari. Il dialogo con il territorio è senz’altro compito da affinare guardando alle comunità, al loro specifico espressivo, in questo la funzione che va rimodulata è senz’altro quella degli Assessorati alla Cultura - comunali, provinciali e regionali - che dovrebbero ‘imparare’ a far rete. Rinnovarli per farli ‘luogo delle pratiche’ nel destinare risorse, nell’affinare modalità di coinvolgimento, nel proporre sinergie produttive, attenti a calibrare il portato formativo-educativo delle iniziative e dei progetti. È solo attraverso la messa in opera di efficaci “Cantieri della Cultura” come luoghi aperti all’ascolto, che il dialogo con il territorio può accordarsi in termini nuovi dopo questi anni di entusiasmo e di clamori. Necessaria è una fase di decantazione calibrando uno sforzo volto alla produzione autoctona, armonizzando le iniziative, costruendo servizi e occasioni di lavoro comune, modulando gli eventi, affinando competenze. L’agire creativo è patrimonio comune, appartiene a molti e molti hanno necessità di sguardo, di confronto, di critica. Molte sono le voci e chiudere in una pretesa solo d’eccellenza significa escludere ciò che eccellenza può divenire. E’ opportuno dare dei segnali, puntare a dare vitalità al mondo creativo tramite sollecitazioni che devono avere come soggetto motore le istituzioni. Atti di fiducia verso chi ha dato, costruito, reso visibile un patrimonio plurale di culture. L’avvio della destinazione di luoghi di proprietà pubblica, l’attivazione di quelli già esistenti in attività trasversali in grado di proporre iniziative e gestioni partecipate, sarebbe un atto di grande portata. La logica del cantiere che ha caratterizzato molti interventi deve oggi darsi un obiettivo e sostanziare un continuo divenire dei processi. Le ‘vocazioni’ sono il bene comune, ed un accorta politica culturale dove andare incontro a quelle producendo relazioni e sedimentado esperienze. L’”ispirazione di Casole”, dell’abazia amanuense è ancora martoriata dal turco della superficialità e dell’imbonimento mediatico sta a noi trovare risposte, nuovi spunti, nuovo progetto.
Cofferati, Grillo, legalità e bombe. Che succede a Bologna?
Se il culto della legalità si scaglia contro la mafia, si venerano i suoi martiri, penso a Falcone e Borsellino.I quali si batterono, però, per la legalità in genrale.
Bologna è lontana da Palermo, ma proprio così lontana? Evidentemente no, se un sindaco di sinistra rompe le scatole alla base elettorale del suo partito, senza trovare appoggio neppure da quest'ultimo. Ed ecco che anche gli acclamati pensatori popolari perdono la ragione. Personalmente sostengo la battaglia di Cofferati, ma solo se saprà portare in condizioni di vita accettabili e non in una misaria ancora più nera i pezzenti che adesso deplora, ma che, sia chiaro, non credo veda come problema o virus della sua città.
Permettere la crescita di una situazione d'illegalità ingrassa la malavita e l'ignoranza verso lo Stato, cioè verso la comunità-di nuovo vi chiedo di passeggiare per le villette abusive del salento o per la via Domitiana di Castel Volturno.-
Perciò vi chiedo di spiegarmi Bertinotti, vi chiedo di spiegarmi il sottocitato Beppe Grillo, vi chiedo di spiegarmi le bombe. Tutto questo non fa altro che aggiungere squallore alla disperazione dei pezzenti.
Lettera di Beppe Grillo a Cofferati
Si parla molto di legalità in questi giorni a Bologna.
E’ un tema sul quale la città cerca di chiarirsi le idee.
Cos’è alla fine la legalità se non un insieme di regole da rispettare che ci si dà per stare insieme?
E se si dice che bisogna combattere l’illegalità come si fa a non essere d’accordo?
Ma i problemi arrivano quando ci si domanda da dove cominciare.
Siamo sicuri che tutte le situazioni illegali debbano essere poste sullo stesso piano e meritino identico trattamento?
Si può delinquere per miseria o per collusioni mafiose, i motivi del reato non possono essere messi da parte.
Non si può partire, sperando di vincere la battaglia per la legalità, con una crociata contro i lavavetri e le occupazioni abusive.
Consigli a Cofferati?
Se questa prova di forza di legalità:
fosse preceduta da una applicazione della giustizia anche a chi a questa si sottrae con leggi ad hoc e ex-Cirielli,
fosse preceduta da un pari furore nei confronti dei condannati in via definitiva che siedono in Parlamento,
fosse preceduta dalla condanna totale e definitiva della privatizzazione dell’acqua,
fosse preceduta dalla rimozione immediata di Fazio e dalla riforma di questa finanza di predoni.
Ecco, allora la capirei, così no.
Lei potrebbe rispondermi che fa il sindaco e che non può occuparsi di tutto.
Vero.
Ma questo ai cittadini italiani non interessa, lei rappresenta l’opposizione più di Fassino, di D’Alema, di Prodi e del Circo Barnum che gira intorno all’Unione.
L’Italia oggi puzza dalla testa, è lì che va applicata la legalità prima che ai lavavetri.
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Wu Ming su Pier Paolo. E il significato di commemorare.

Commemorare non può voler dire dimenticare. Commemorare non significa conformarsi. Commemorare non è ideologizzare. Commemorare è una parola pericolosa.
Intellettuali e non si sono interrogati, quando non aggrediti, sul significato della commemorazione del trentennio dell'assassinio di un omosessuale pederasta. Troppo forse ha influenzato i critici la sua vicenda umana. Che d'altronde è linfa diretta della sua ideologia e della sua opera. Senza aggiungere altro, credo che ci debbano e ci possano essere momenti diversi e meno "ufficiali" per riflettere sul pensiero di Pier Paolo Pasolini, di sconcertante attualità. Ci si può ancora sbattere per trovare un senso ed una verità meno ovvia. Ed ogni momento sarebbe ottimo per godere della sua poesia. Non aspettiamo altri dieci anni.
PASOLINI PARTIVA PER PRIMO
di Wu Ming 1
Su "Vie nuove" n.40, anno XVII, 4 ottobre 1962, Pasolini racconta nella sua rubrica quel che è successo alla prima di "Mamma Roma": «...Il pivello fanatico che, in cima alle scale della galleria del Quattro Fontane, nel silenzio che seguiva la morte di Ettore appena accaduta sullo schermo, mi ha affrontato con l'urlo stentoreo che sapete ("Pasolini, in nome della gioventù nazionale, ti dico che fai schifo") [...] L'ingiustizia dell'iniziativa patriottica è stata largamente compensata dagli incivili schiaffi che ho allentato all'eroe, non appena, sicuro dell'impunità, ha chiuso quella povera bocca di minus habens strillante il nulla. Dovrei vergognarmi di quella mia reazione improvvisa, degna della giungla: sono "partito per primo", come dicono i tanto disapprovati ragazzacci del suburbio, e gli ho dato "un sacco di botte". Dovrei vergognarmi, e invece devo constatare che, date le circostanze che mi riducono a questo - a ragionare coi pugni - provo una vera soddisfazione: finalmente il nemico ha mostrato la sua faccia, e gliel'ho riempita di schiaffi, com'era mio sacrosanto diritto.» ("Le belle bandiere. Dialoghi 1960-1965", Editori Riuniti, Roma 1977).
In una lettera a Panorama del 7 novembre 1974, Pasolini commenta insinuazioni sul suo conto fatte dal giornalista della Stampa Carlo Casalegno (tre anni dopo verrà ucciso dalle BR, ma questa è un'altra storia) e conclude: «Quanto all'affermazione di Casalegno su una mia "nostalgia di un passato anche tinto di nero", sia ben chiaro: se egli osa ripetere qualcosa di simile, prendo il treno, salgo a Torino e passo alle vie di fatto.» ("Scritti corsari", Garzanti, Milano 1975).
In un frammento inedito di fine '74, Pasolini afferma di non aver mai esercitato «un atto di violenza, né fisica né morale» (Ibidem). Mica per non-violenza, anzi, la non-violenza «se è una forma di autocostrizione ideologica, è anch'essa violenza». Ne consegue che Pasolini non considera affatto violenza gli "schiaffi incivili" e le possibili "vie di fatto" di cui sopra. Di seguito, però, racconta "una sola eccezione", risalente a dieci anni prima. Aggredito da alcuni fascisti, Pasolini reagisce e ne insegue uno, "il più scalmanato": «La nostra corsa è durata per più d'un chilometro attraverso il quartiere San Lorenzo», tra diverse peripezie, salti su e giù da un tram in corsa, calci etc. Alla fine, il fascista riesce a fuggire. «A quel punto, però, probabilmente, anche se lo avessi acciuffato, non avrei fatto più niente. La rabbia cieca mi era ormai passata.» Pasolini fa capire che, se avesse acciuffato quel "miserabile" prima del calare dell'ira, sarebbe parsa poca cosa la reazione "degna della giungla" al cinema Quattro Fontane (altrimenti perché definire "violenza" quest'inseguimento e non quell'alterco?).
Il trentennio seguito alla sua morte ci ha restituito un Pasolini tenero e fragile, saggio e ieratico, eccessivamente ingentilito, "indebolito", "postmodernizzato". Lui, invece, era uno a cui saltava la mosca al naso, uno che poteva pure menarti, nulla da invidiare a Hemingway o Norman Mailer. Si teneva in forma, giocava a calcio e poteva inseguire un fascista per oltre un chilometro, prendere un tram al volo etc.
Anche per questo, fin da subito, ben pochi credettero alla prima versione di Pino Pelosi. Se Pelosi fosse stato solo, Pasolini gli avrebbe come minimo incrinato tre costole, fatto ingoiare qualche dente. All'Idroscalo, infatti, lo scrittore si difese: il corpo reca vistose tracce di colluttazione.
In occasione del trentennale del suo assassinio, tutti scriveranno più o meno le stesse cose. Variazioni sullo stereotipo. Porre l'accento su risse e scazzottate può aiutarci a rimarcare la complessità di Pasolini, a ricordarne aspetti meno noti.
30 anni fa. Idroscalo Ostia Pier Paolo Pasolini.

Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe (e che in realtà è una serie di golpes istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di golpes, sia i neofascisti autori materiali delle prime stragi, sia, infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969), e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della CIA (e in second’ordine dei colonnelli greci e della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il 1968, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della CIA, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del referendum.
Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neofascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine ai criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi bruciavano), o a dei personaggi grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti questi fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che rimette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell’istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio “progetto di romanzo” sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il 1968 non è poi così difficile.
Pier Paolo Pasolini. Il romanzo delle stragi
Pasolini. Supplica a mia madre

Supplica a mia madre
E' difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d'ogni altro amore.
Per questo devo dirti ciò ch'è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo. Ho un'infinita fame
d'amore, dell'amore di corpi senza anima.
Perché l'anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:
ho passato l'infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
Era l'unico modo per sentire la vita,
l'unica tinta, l'unica forma: ora è finita.
Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…





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