Ad un anno da Beslan (notizia Adnkronos)

Mosca, 29 ago. (Adnkronos) - Confusione nella gestione della crisi e mancato coordinamento tra le forze russe. Questo il quadro che emerge da un rapporto segreto sul massacro di Beslan stilato dalle autorita' militari di Mosca nei mesi scorsi e di cui e' venuto in possesso il 'Los Angeles Times'. Ad un anno dalla strage nella scuola numero uno della piccola cittadina nell'Ossezia del Nord, costata la vita a 319 persone, in maggioranza bambini, ancora non e' chiaro cosa abbia provocato un cosi' grave bilancio di vittime. Un'operazione caotica che a tutt'oggi non permette nemmeno di capire chi abbia sparato per primo.
Vian4(ed ultimo): la schiuma dei giorni.

L’essenziale, nella vita, è dare giudizi a priori su tutto. In effetti, sembra che le masse stiano sempre dalla parte del torto, e che gli individui abbiano sempre ragione. Bisogna tuttavia stare attenti a non dedurre nessuna regola di condotta da questa constatazione: certe regole non hanno bisogno di essere formulate per essere eseguite. Solo due cose contano: l’amore, in tutte le sue forme, con ragazze carine, e la musica di New Orleans o di Duke Ellington...
La schiuma dei giorni
Scandalo e silenzio: queste le contrastanti reazioni all'opera letteraria di Vian, malgrado l'appoggio di Queneau. Eppure i 15 volumi scritti in 15 anni sono lì a testimoniare sì la grande vena creativa dell'autore, ma il fatto stesso che egli continuasse a divertirsi. Lo sappiamo solo adesso, ma Vian diverte anche noi, con il suo stile dissacrante e coinvolgente che le edizioni MarcosyMarcos hanno rispolverato. Persino i romanzi manieristici alla Hemyngway-Jarry-DeSade, redatti sotto lo pseudonimo di Vernon Sullivan-nome e cognome di due apprezzati jazzisti-, rivelano grande charme e schegge pulp, nonostante a scriverli fosse più che altro lo stomaco di Boris. Su internet ci sono più di 27.000 voci dedicate all'artista: vi rimando alla rete, segnalandovi però alcuni libri che proprio non dovreste perdervi: La schiuma dei giorni, Sputerò sulle vostre tombe e, soprattutto, Lo strappacuore. Quest'ultimo è un romanzo emblematico: l'insufficienza cardiaca della quale il trombettista soffriva lo aveva arruginito parecchio, per cui smise quasi di farsi vedere a Saint-Germain e, una volta realizzato il libro, Vian cercò di monetizzare presentandone la sceneggiatura per il cinema, con la speranza di dirigere un altro film ancora, magari proprio sull'opera da lui più amata. I produttori lo snobbarono finchè qualcun altro non copiò tutto e realizzò il film, senza menzionarlo neanche. L'ultimo, fatale, schiaffo, Vian lo tirò presentandosi alla prima senza essere invitato, ma dopo pochi minuti dall'inizio della proiezione, forse disgustato dalla carne di porco fatta della sua opera, il suo cuore non resse e morì così...
Il congedo, come ovvio, lo lascio alle sue poesie:
Non vorrei crepare
Non vorrei crepare
prima di aver visto
i cani neri del Messico
che dormono senza sognare
le scimmie dal culo nudo
che divorano pistilli
i ragni d'argento
nei nidi pieni di bolle
non vorrei crepare
senza sapere se la luna
sotto la sua falsa faccia della medaglia
ha una parte a punta
se il sole è freddo
se le quattro stagioni
davvero sono solo quattro
senza aver provato
a portare una gonna
sui grandi boulevard
senza aver guardato
in un tombino della fogna
senza aver messo il pisello
in qualche angoletto bizzarro
non vorrei finire
senza conoscere la lebbra
o le sette malattie
che si beccano là sotto
il bene e il male
non mi darebbero pena
se se se sapessi
di avere la precedenza
e c'è anche
tutto quel che so
tutto quel che apprezzo
che so che mi piace
il fondo verde del mare
dove girano di valzer i fili delle alghe
sulla sabbia ondulata
la paglia in fumo di giugno
la terra che si screpola
l'odore delle conifere
e i baci di quella là
quella che qui che là
la bella che voilà
il mio Orsacchiotto, l'Ursulà
non vorrei crepare
prima di aver consumato
la sua bocca con la mia bocca
il suo corpo con le mie mani
il resto con i miei occhi
non dico altro si deve
avere un po' di rispetto
non vorrei morire
senza che nessuno abbia inventato
le rose eterne
la giornata di due ore
il mare in montagna
la montagna al mare
la fine del dolore
i giornali a colori
tutti i bambini contenti
e ancora tanti trucchi
che dormono dentro i crani
dei geniali ingegneri
dei giardinieri gioviali
dei soci socialisti
degli urbani urbanisti
e dei pensierosi pensatori
tante cose da vedere
da vedere e da intendere
tanto tempo da attendere
a cercare dentro il nero
e io io vedo la fine
che si spiccia e arriva
con la sua gola mocciosa
e che mi apre le braccia
di rana sciancata
Non vorrei crepare
nossignore nossignora
prima d'aver assaggiato
il gusto che mi tormenta
il gusto che è il più forte
non vorrei crepare
prima d'aver gustato
il sapore della morte.
Perché vivo
Perché vivo
Per la gamba gialla
D'una donna bionda
Appoggiata al muro
In pieno sole
Per la vela gonfia
Di un battello del porto
Per l'ombra delle tende
Il caffè ghiacciato
Che si beve con la cannuccia
Per toccare la sabbia
Vedere il fondo dell'acqua
Che diventa così azzurro
Che discende tanto in basso
Con i pesci
I calmi pesci
Pascolanti sul fondo
Che si librano sopra
I capelli delle alghe
Come uccelli lenti
Come uccelli azzurri
Perché vivo
Perché è bello.
Vian 3: le strade del Disertore
Pur avendo scritto per numerosi autori, l'egocentrismo di Boris lo spinse, in carriera, a comporre, interpretare e musicare oltre 400 brani. Nel 1955, ai vertici della Philips, Vian registra un memorabile microsolco di 12 canzoni, intitolato "Chansons possibles et impossibles", che incappa in una memorabile censura per la presenza di forti allusioni nei testi e, soprattutto per il capolavoro Le déserteur, inneggiante all'obiezione ed alla diserzione proprio quando scoppiava il conflitto franco-algerino. Lo stesso che faceva inimicare Camus e Sartre, azzittendo ancora una volta il piccolo Vian.Questa volta, però, la grandezza dell'opera è consacrata da decine di cantautori in tutto il mondo. L'Italia cala il tris con le versioni della Vanoni, di Tenco e, soprattutto, di Fossati, di cui riporto il testo spacciandolo come traduzione piuttosto libera, ma prima vi invito a gustarne la versione originale.
Continua...
Il file audio originale con musica e testo di Vian e scaricabile senza problemi dal seguente refuselink:
http://oznik.com/art/refusenik_song_01.html
Le déserteur
Parole di Boris Vian
Musica di Boris Vian e Harold Berg
1954
Monsieur le président
Je vous fais une lettre
Que vous lirez peut-être
Si vous avez le temps
Je viens de recevoir
Mes papiers militaires
Pour partir à la guerre
Avant mercredi soir
Monsieur le Président
Je ne veux pas la faire
Je ne suis pas sur terre
Pour tuer des pauvres gens
C'est pas pour vous fâcher
Il faut que je vous dise
Ma décision est prise
Je m'en vais déserter
Depuis que je suis né
J'ai vu mourir mon père
J'ai vu partir mes frères
Et pleurer mes enfants
Ma mère a tant souffert
Qu'elle est dedans sa tombe
Et se moque des bombes
Et se moque des vers
Quand j'étais prisonnier
On m'a volé ma femme
On m'a volé mon âme
Et tout mon cher passé
Demain de bon matin
Je fermerai ma porte
Au nez des années mortes
J'irai sur les chemins
Je mendierai ma vie
Sur les routes de France
De Bretagne en Provence
Et j'irai dire aux gens
Refusez d'obéir
Refusez de la faire
N'allez pas à la guerre
Refusez de partir
S'il faut donner son sang
Aller donner le vôtre
Vous êtes bon apôtre
Monsieur le président
Si vous me poursuivez
Prévenez vos gendarmes
Que je n'aurai pas d'armes
Et qu'ils pourront tirer
Il disertore
Ivano Fossati
In piena facoltà,
egregio Presidente,
le scrivo la presente
che spero leggerà:
la cartolina qui
mi dice terra terra
di andare a far la guerra
quest'altro lunedì,
ma io non son qui,
egregio Presidente,
per ammazzar la gente
più o meno come me.
Io non ce l'ho con lei,
sia detto per inciso,
ma sento che ho deciso
e che diserterò.
Ho avuto solo guai
Da quando sono nato,
i figli che ho allevato
han pianto insieme a me.
Mia mamma e mio papà
Ormai son sotto terra,
e a loro della guerra
non gliene fregherà.
Quand'ero in prigionia
Qualcuno m'ha rubato
Mia moglie e il mio passato,
la mia migliore età.
Domani mi alzerò
E chiuderò la porta
Sulla stagione morta
E m'incamminerò,
vivrò di carità
sulle strade di Spagna,
di Francia e di Bretagna
e a tutti griderò
di non partire più
e di non obbedire
per andare a morire
per non importa chi.
Per cui se servirà
Del sangue ad ogni costo,
andate a dare il vostro
se vi divertirà.
E dica pure ai suoi,
se vengono a cercarmi,
che possono spararmi
io armi non ne ho!
Uomo= Natura
Per un pò sarò, via, circa una settimana, a terminare un percosro negli scout cominiato 4 anni fa, per omaggiare il quale posto questo inrenso documento ambientalista: uomo è anche natura, natura è vita, comportarsi di conseguenza...
Lettera del capo indiano Seattle al presidente Usa Franklin Pierce
Nel 1854 il "Grande Bianco" di Washington (il presidente degli Stati Uniti) si offri' di acquistare una parte del territorio indiano e promise di istituirvi una "riserva" per il popolo indiano. Ecco la risposta del "capo Seattle", considerata ancora oggi la piu' bella, la piu' profonda dichiarazione mai fatta sull'ambiente.
"Come potete acquistare o vendere il cielo, il calore della terra? L'idea ci sembra strana. Se noi non possediamo la freschezza dell'aria, lo scintillio dell'acqua sotto il sole come e' che voi potete acquistarli? Ogni parco di questa terra e' sacro per il mio popolo. Ogni lucente ago di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura ogni ronzio di insetti e' sacro nel ricordo e nell'esperienza del mio popolo. La linfa che cola negli alberi porta con se' il ricordo
dell'uomo rosso. Noi siamo una parte della terra, e la terra fa parte di noi. I fiori profumati sono i nostri fratelli, il cavallo, la grande aquila sono i nostri fratelli, la cresta rocciosa, il verde dei prati, il calore dei pony e l'uomo appartengono tutti alla stessa famiglia. Quest'acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non e' solamente acqua, per noi e' qualcosa di immensamente significativo: e' il sangue dei nostri padri.
I fiumi sono nostri fratelli, ci dissetano quando abbiamo sete. I fiumi sostengono le nostre canoe, sfamano i nostri figli. Se vi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordarvi, e insegnarlo ai vostri figli, che i fiumi sono i nostri e i vostri fratelli e dovrete dimostrare per fiumi lo stesso affetto che dimostrerete ad un fratello. Sappiamo che l'uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte di terra e' uguale all'altra, perche' e' come uno straniero che arriva di notte e alloggia nel posto che piu' gli conviene. La terra non e' suo fratello, anzi e' suo nemico e quando l'ha conquistata va oltre, piu' lontano.
Tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come se fossero semplicemente delle cose da acquistare, prendere e vendere come si fa con i montoni o con le pietre preziose. Il suo appetito divorera' tutta la terra e a lui non restera' che il deserto.
Non esiste un posto accessibile nelle citta' dell'uomo bianco. Non esiste un posto per vedere le foglie e i fiori sbocciare in primavera, o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto. Ma forse e' perche' io sono un selvaggio e non posso capire. Il baccano sembra insultare le orecchie. E quale interesse puo' avere l'uomo a vivere senza ascoltare il rumore delle capre che succhiano l'erba o il chiacchierio delle rane, la notte, attorno ad uno stagno?
Io sono un uomo rosso e non capisco. L'indiano preferisce il dolce suono del vento che slanciandosi come una freccia accarezza la faccia dello stagno, e preferisce l'odore del vento bagnato dalla pioggia mattutina, o profumato dal pino pieno di pigne. L'aria e' preziosa per l'uomo rosso, giacche' tutte le cose respirano con la stessa aria: le bestie, gli alberi, gli uomini tutti respirano la stesa aria. L'uomo bianco non sembra far caso all'aria che respira. Come un uomo che impiega parecchi giorni a morire resta insensibile alle punture. Ma se noi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordare che l'aria per noi e' preziosa, che l'aria divide il
suo spirito con tutti quelli che fa vivere.
Il vento che ha dato il primo alito al Nostro Grande Padre e' lo stesso che ha raccolto il suo ultimo respiro. E se noi vi vendiamo le nostre terre voi dovrete guardarle in modo diverso, tenerle per sacre e considerarle un posto in cui anche l'uomo bianco possa andare a gustare il vento reso dolce dai fiori del prato. Considereremo l'offerta di acquistare le nostre terre.
Ma se decidiamo di accettare la proposta io porro' una condizione: l'uomo bianco dovra' rispettare le bestie che vivono su questa terra come se fossero suoi fratelli. Che cos'e' l'uomo senza le bestie?
Se tutte le bestie sparissero, l'uomo morirebbe di una grande solitudine nello spirito. Poiche' cio' che accade alle bestie prima o poi accade anche all' uomo. Tutte le cose sono legate tra loro. Dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo che essi calpestano e' fatto dalle ceneri dei nostri padri. Affinche' i vostri figli rispettino questa terra, dite loro che essa e' arricchita dalle vite della nostra gente. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri: la terra e' la madre di tutti
noi. Tutto cio' che di buono arriva dalla terra arriva anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi. Noi almeno sappiamo questo: la terra non appartiene all'uomo, bensi' e' l'uomo che appartiene alla terra. Questo noi lo sappiamo. Tutte le cose sono legate fra loro come il sangue che unisce i membri della stessa famiglia. Tutte le cose sono legate fra loro. Tutto cio' che si fa per la terra lo si fa per i suoi figli. Non e' l'uomo che ha tessuto le trame della vita: egli ne e' soltanto un filo. Tutto cio' che egli fa alla trama lo fa a se stesso.





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